Categoria: poesia

Moto tondo

Allietarsi


quando gli occhi chiude il giorno
alla faticosa via

non stupirsi
dell’alba che ritorna
a impervia nuova salita –
con normalità implicita e convinta
che l’oltre non s’avvicina

e appena soffia
il freddo soffio della sorte
pentirsi di tutto ciò –
per qualche ricciolo solo
rimpiangere anche la noia

dimentichi e completi
subito e ancora – sempre più vecchi –


dal momento appena dopo

allietarsi


alla faticosa via

… quando gli occhi chiude il giorno …

© ore 10,09

Bianchi arcobaleni

Gaiezza mi giunge carezzata seta –
ampia si danza nel porto sospeso
di un fresco venticello

Osservo – con occhio sonnolento osservo –
a pelo d’aria
la schiena dell’estate
a n d a r e
dietro portarsi
bella di notte e brunita ortensia.
La guardia cambia
all’autunno che entra –
sboccia ciclamini e rose fredde
pagine ancora da indossare
giardino nella manica

E tra oro e argento profuma mirra
guizzo d’ambra dal mio bicchiere rimbalza
splende quel poco che tutto basta
– un sorso e poi un altro –
quel gusto di brindare al sole e al vento
a qualsiasi cosa
si accorga quanto io sia viva

a Me
consapevole Me stessa

reduce dal Tempo del respiro saldo
quando verso ghiacciai m’arrampicavo
riuscendo perfino a toccarli

Si estendevano allora bianchi arcobaleni

ed era l’alba

© ore 8,09

Palchi

Respira delicato
piano uscendo dalla sua compagna
l’autunno che pare fragile –
tra percallini rami
rinnova melodie di fianchi andati

Labiali strati cinguettano
vaganti furtivi rami
gole vive ai nidi
esclamati imperterriti
sulle corse dei rivi audaci

E spiuma clorofilla da corpi lignei
il sonno e la lentezza – i colori ardui e tenui
staccandosi nell’aria girandolando stelle –
in odore di spore e castagne
come fuochi di vecchi paesi …

… e rossa ambrata esangue
è la promessa muta dei ceppi –
l’antropomorfica visione di voler ardere
nuovi amplessi su nuovi cuscini

quando i palchi cadranno ai cervi

© ore 7,59

Intrecciando lontananze

Valse un applauso
d’acqua
l’ombrello rubato da chissà chi
all’Osteria della luna persa

Bene ricordo:

le vetrate dei negozi
cantavano indumenti retrò –
saltellavano schizzi matti
ai miei piedi danzanti qua e là

Ma cosa m’importava della mia gonna
ampia e troppo bianca?

Era una tavolozza colorata a catturarmi
ed ero io dentro il mio quadro
a dipingere gioia che non ha prezzo

Tutto ciò ammirava un lampione solitario
illuminandomi

D’un tratto gli fiorirono le braccia –
e un sorriso si librò in quell’aria d’acqua:
il suo e il mio assieme

Così si accostarono pensieri … intrecciando lontananze

© ore 7,00

Fiati di forme

Accavallare le parole
sedendo su muretto acceso
un abitino nero
(come accadde al mio Pensiero fra le cosce)

Galopparle
nella sartoria inesistente

farne strano filato
fiati di forme
accoppiando latte e vino assieme

e

pungerle
tagliarle
cucirle –


carezzate
schiaffeggiate
lembo a lembo
scroscio a scroscio –

farle indossare a un foglio

Ieri

Svegliarsi

anche da addormentati
non parendo strano
ma perfettamente normale
essere senza rami impressi sulla pelle
(che se tra pollice e indice la premi
lei velocemente torna sull’attenti).

E trovare nelle tasche
ancora tante vie da spendere

e che non più gli specchi teme
il tuo Volto tornato a Ieri

°
Vedi Sezione Foto: Ieri

Flash

Bollicine da una tromba

Nostalgico struggersi
interpretami
suonami –
goccia diamantina che gocciola
un amante per sempre –
le stagioni
sali e scendi

Piove
sul pasto
sulla farfalla e la sua strana flora –
assieparsi unisce
anima dà alle cose
l’emozionale stato che rinnova

ieri porta a ora
sacre illusioni

una parola
presa dai ricordi


rimasta appesa in bocca

© ore 7,30

Commiato

Ho appena scollato un pensiero –
fino al cuore se n’era sceso
in quest’ultimo giorno di salsedine
gli avevo dato i miei occhi

Ho schivato sassi per portartelo
dentro ad una mano –
non so come l’ho fatto
forse l’ho volato
forse solo immaginato

Ma ora siamo qui – insieme –
nell’acquamarina acqua a presenziarci
sia pure per un solo atto
il mio corpo fra le Tue onde
ad ascoltarsi
da strano brillio ammaliate
in pieno giorno

Pare preghiera intorno
l’aria di settembre –
mite nel tono delle labbra passeggere

/ non tornerò domani /

se non nelle notti delle pescate stelle
e dopo la rivoluzione

coi miei respiri accanto

Rosaviola

Strana questa lontananza
che sfasa il percepire e poco cambia
l’aria dal borgo mio al tuo
nel colore della malinconia

Forse il senso dell’andare
è proprio dirigersi verso l’equatore –
un mutare di moli negli stessi ruoli
sperando in estati nuove

Ed anche un tornare ai miei numeri primi –
circonflessa a barre di cemento
sorvolare confini su confini – transatlantici miti –
dragare giorni molli immaginando rondini eremite
proiettarsi in voli estremi rampicanti rosaviola

tesi a raggiungerti …

… quando mi stringo al mare
come stringessi Te
muro cielo di glicini d’acqua

e i miei desideri sono stormi di vele

&

Saper della risacca
moto & manto

Udirla prima che pronunci
esausto fragore di battigia
ed entrare dentro il suo spiraglio

D’ogni pieno vuoto
farsi fiato
tra il prima e il dopo
prendersi e darsi
nel lampo d’uno scatto

Perché è lì che vive e svela
la rete che ci pesca nel fondo più profondo

l’Attimo

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