Categoria: poesia

Al lamento delle navi

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Svilire isola in rada
ceduta dallo spazio
alla terra,
supina a uno sguardo
di luci fini,
deglutendo bonaccia
prima della tempesta

Nell’arco scocca notte fiammeggiante
di botti e schiamazzi,
al lamento delle navi del mio porto
i fari lampeggiano
l’agonia per la tua dipartita

/ Avevo piccola bocca e piccole mani
e non capivo la gioia dei grandi
nel vederti morire /

E allora volo via dall’attimo
cavalcando un’eco che sguazza, vibra
argento e luna ammiraglia _

corro un perimetro che incanta
e in fondo incalza:

conta solo due bracciate e mille anni

© ore 21,46

Erbarossa

E unghie e onde di graffi a carezza
tacciono accartocciate
l’estremo anelito, l’inutile aggrappo
all’assurda montagna:

dormendo vivevi l’ultimo inganno

Tatuata è la fatica di vivere
in cui mi specchiai

ora che da fuoco a cenere
mi torni in una piccola casa
affinché io possa bussarti
e verde sentirti frusciare …

la tua erbarossa fra le mie braccia

© ore 10,14

L’illusione di Creare

Schiumare mescolanza
candido fiato d’acqua

Infreddolirsi
(senza sentire freddo)
su anse di vetri appannati
docili alle mani

E vedere

/ciò che l’iride acceca
blandendo steccati di bianca cenere,
riverniciate ossa accatastate
e burla e boria piangente.
Quella Zirconia in polvere che il suo nome voleva
devolvere ad altri e serve agli ignari
meritevoli di lacca rosicchiata/

il derubare dalle mie vene
i versi più belli,
carbonio purissimo,
cipria espansa per splendere
autentica e primipara

in Arte viva e vera
che non smette di nascere

/chi invero arraffa solo l’illusione di Creare/

© ore 9,37

Terra e Cielo

Mi sale d’organza
l’estate
dal borgo mio
rimpianto

Annuncia
pensiero magico,
trapunta di piccole stelle
trasparenti

/ taciti
soavi
diamanti
di acquea sostanza
a luce fervente
volteggiarsi in velo,
esaltare bianchi giardini
d’inverno /

e io lo leggo quel fiato
in ascesa …

il respiro della Terra che trema
quando s’incontra col suo Cielo

© ore 9,07

ParabolaPoesia

Quando si passano anni ed anni in “cella di isolamento”
e il “tempo delle mele” ha dismesso le sue immagini iconiche …

… nessun iniquo metro a paragone può reggere il confronto,
specie se latita il senno della comprensione

Così che scarcerano invano anche i raggi del sole.

© ore 10,05

Lascito

Quale responso
potrebbero secernere le tue labbra di ghiaccio?

Ti domandò il suo sguardo prima di andarsene
urlando con tutta la forza del vento
un lascito di graffi strisciati sul precipizio

/ come solo può fare il silenzio /

© ore 8,27

A ventosa

Non so
se rigirando la mia giostra
Ti incontrerei ancora
lì al nottale Poggio

Ma datemi del gesso
per riscrivere quelle quattro ore
dalle mani a ventosa
e anni d’astratti volti
quando già si intravedevano
i lumi del tramonto …

… e nuova alba sorgeva sul mio corpo

Noi


scelti per misterioso sublime dono
con il respiro palpitante licei a ritroso

tra terra stretta e templi gladiatori
a passeggiare l’ultima Svolta
a sprecare parole


e per questo e altro oltre …

… duri sono i semi restati al suolo da quei germogli

contrappasso dell’eterno ritorno
nocche erose che rimpianti raccolgono
offuscando primitivi moli

e più nitidi rendono i Nostri ricordi

© ore 13,59

Tedio

Altro giorno va senza ch’io parli,
lo fanno i pensieri un tanto a fiato

Intorno all’isolato ticchetta minutaggio,
stesso orologio e stessa barba salata

Una noia macabra si prende l’occhio pigro,
quello che comanda me lo metto in tasca,
buono per un nuovo giro di giornata
che vegli il sogno d’emigrare

/ se ci sarà e verrà a trovarmi /

Intanto do un calcio ad una pietra annoiata,
non porto sandali e posso farlo,
scuoterla dovevo prima dell’ora tarda

So
che il tedio non dà scampo
ma al tramonto rincaso soddisfatta

Sai
che curiosare ti lascio alle mie spalle

In fondo mi piace vivere annoiata
stare assieme al niente
per come questa vita l’ha creato

E così si resta …

stesso passo su strada piatta
che ogni tanto fila e ci ricama

quale tombolo su carta bianca.

© ore 7,41

Su bianco sangue

Ti apparirò piano, blanda
diluita _

in modo che il saccheggio
sia più identificabile
punibile
di mira in mira

°

Su bianco sangue
quasi in sillabe scandita

affinché tra noi resti almeno un filo
poggiato sulla schiena delle antiche dita

°

In questa terra
della mia terra

senza smettere mai di scrivere

© ore 8,41

10 settembre ore 6,36

Una campana suona
lenta discreta autentica
ed ora
in sonnolento silenzio
io qui a parlarti
con le mie dita

Sono anni che il saluto
si rinnova
scavato stralciato
dal mio sempre transeunte,
anni che passo e qui da te
torno
per andarmene ancora

Un dì qualcuno mi disse:
Perché non cambi, e guardi ad altri volti?

Ma come poteva capire
l’Orma
che si posa su quelle dei padri …
un tagliacarte che uccide pagine
e s’incastra su un’anima sbronza?

Anche se il passo va e torna finché muove l’ombra
e l’ovunque spoglia oltre ogni caduco autunno

senza alcuna colpa

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