Categoria: poesia

Nudo è il Re dei gesti poveri

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Passano passi, consumano suole _

veglia stanchezza giro delle ore
s’alza e s’abbassa sole all’orizzonte
quel buio che illumina ricordi

ed è nudo il Re dei gesti poveri:

piccola boccia d’aromatica vaniglia,
rugginoso filo con la luna in groppa
già prima di indossare un collo,
e vaghe stazioni dell’Orsa
che ancora brulicano interdizione
in chi senza saperlo si riempiva
il petto di farfalle morte

Sì, nudo è il Re dei gesti poveri
e ora libra liquida saliva dai pori

Sempre duole quando finisce un’Epoca,
pure se da mille leghe estraneo è l’affaccio.
Bonari si diviene sfumando spergiurate parole,
seppellendo platee di colpe, palate di liquori

Ma ognuno ha i suoi otri, fragili o forti,
specie la Me che fu banco di un soccorso
senza essere mai soccorsa

E vorrei fosse solo gesso di lavagna
quel lasso di solinghe ginocchia
affinché possa cancellarlo _

perché così io non mi perdono … né riesco a perdonarti.

<>

Salento – René Aubry

© ore 8,20

Iceberg

Tasta con la punta dell’alluce
e il respiro centella_


appena sbroglialo
in fili di capelli,
passa fluttuando ragnatele

Non scalfire la polvere dai secoli_

che il tuo corpo esca e dia adito al tornare
come il tuo sempre ti insegnò a sperare

Lì ci sono cose ch’ebbero voce
ed ora tacciono,
nell’aria di un oceano lillipuziano
le affondò un iceberg:

forse ti ricordano tra onde e vento

forse ti aspettavano.

© ore 9,12

Tempestata dal vento

Quali verità avrò dal tuo spaccato
se lo sguardo s’alza su un cielo di crepe?

Ne cerchi una e le sommi ad altre


Tutte bocche che ingoiano impronte
amate, disperate parole non dette
e non ascoltate;

falsi righi di luci intermittenti
tra grate di calce e ragnatele

Ma questo derma che s’arma
di scudo fragile,
bucato scudiero
mosso da pallottole e acqua,
marcire non vuole tacendo:


deve scriverlo il gesto,
parlarlo quel segno che cade
e ricade
sul tormento delle sacre vetrate

Fosse pioggia tempestata dal vento
o fisarmonica delle sere d’inverno accese sul costato …

quella tazza stellata che ancora sorregge
una bambina in estasi

v i v e

nella morte apparente degli alberi dormienti
che pagano assoli mendicanti.

© Novembre 2025

History

No, nulla finisce

Ci si torna se lasci qualcosa:

un dipinto, uno scritto, una canzone
e ieri è ora
con lo stesso sapore

Basta quel dito che tocca
il caso, l’intenzione
a sfogliare petali e discorsi,
immagini e colori_

nell’archivio del mio mondo
le tante piccole case che hanno nome

Do aria alla polvere
a fiammifero spento senza smuovere fori:

e Tu sei lì


e vivo e fiammante
ti conto

in ogni segno, in ogni parola e suono.

© ore 6,51

Il Nostro fiume allagherebbe il mare

Consunta da secoli di passi
è questa pietra che m’impianta i piedi
sempre più nudi, sempre più stanchi

Tace la voce della tua voce
ma non mi dolgo
non avendola né volendola,
anche se la sento
in me madida di trepidanza

Il tempo è tempo
passa e non esiste,
ieri resta ieri e caso a sé
giustezza andata
ad ampie mani,


piaghe dentro pieghe
i doni tuoi non più

s t i r a b i l i

Noi ormai cortecce
d’alberi maestri declassati, ognuno
cinto nella sua cinta blindata:

chiglia e metafora
dove terreo è il dire al fare

Eppure
è così dolce barricarsi tra cataste accumulate
ed eccitante trattenere le acque …

… ché se dovessimo esondare
il Nostro fiume allagherebbe il mare.

© ore 7,51

Due

Tornare
e non andarsene
essendo sempre state

Fluttuano parallele _
dove le loro mani?

Distanti in parti uguali
schioccano pensieri
scocche di momenti

finale d’infinito volto alle correnti …

a un punto immaginato
senza mai toccarsi

Fiocca
una strana scienza
amante d’un delfino che bucava acqua:

sentenza irrisolvibile
fatta d’astratti piedi e da astratte scarpe.

© ore 7,57

Mosaico di sassi

Aria nuova, aria vecchia _
fondamenta ed asse portante

Monolite
è boomerang che accade appena lo lanci

Strano, non è stato facile. Eppure facilmente è andato

Dimmi per quanto ancora dovrò smozzicare pane
prima di sbranarti

Tutti pensieri a sprazzi qua e là li spruzzo e spargo,
valichi di carta accartocciata spiegazzata appallottolata

Ma arriverà il tempo che i passi esauriranno il fiato
per faticare quel non senso che abbia un senso a completare

il nostro mosaico di sassi.

© ore 7,11

L’Aratro

Tra indaco e magenta
l’incedere _

non noto gravità
non la sento

Vagano più che andare
docili inermi braccia pendule,
abbandonata ramaglia
a quell’aria tenue indecisa
se respiro o brezza

i n t o r n o

va l’inerte, e il niente
lavorato all’uncinetto
s’aggiunge e si trasforma
a mano a mano
colto dal primo azzardo
del piede

a l l o r a

s’accatastano traveggole
nel fienile delle idee

e indomiti desideri
scesi su questa terra

amano ancora l’Aratro

© ore 7,28

Interludio

Nella nebbia di primo mattino
luce sonnolenta in coltri s’insinua _

indugia, scosta la fretta
le tende

Silenzio non profana
mi sceglie e profuma

Pacato Interludio
narra oltre mille parole
senza scalfire confini;
accumula plurali diafano Tesoro
istanti d’acini d’uva

Accogliente penombra
è il suo Respiro nel mio,
accordo frequenziale
che spegne e accende le ciglia
fra anfratti senza patemi

io e lui _ lui ed io


sentirci l’ascolto, essere, esistere

E quel Momento

… che m’avviene e m’avvera …

per sempre m’appartiene fuggitivo

© ore 6,19

Fino all’ultima goccia di domani e di ieri

Sono echi scolpiti nella roccia
sabbie che l’aria lievita e distribuisce
agli occhi della vita

È l’alito della madre terra
dondolante al sole delle nevi
d’una selva profetica

Racconta


l’onde tramandate
i mari e i cieli e l’esistenza antica

la Voce


che non fiata eppure senti

fino all’ultima goccia

di domani e di ieri … oramai svanita.

© ore 7,26

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