Categoria: poesia

Se telefonando

Sai cos’è – Io più non so.
Voltarmi oppure no – da quale parte poi

Su cuscini di nuvole al sound di Moore
in cielo spesi e nuovi ?

Quattro volte a chiedere
ora – quattro volti alla corolla –
ma non con quale gola sciogliermi

E se telefonando mi torna
bianco lenzuolo
che ripiego e punta a punta ricongiungo
riverbero di una pettinata via
a carezzato fiato –
alle sue cosce che ti volevano
dolce e intrufolato …

… prima che il domani solitario
dalla bocca se ne uscisse schiacciato sui binari

Fuori è tutto un odore d’erba!

Spruzza
il primo raggio
sul mattino addormentato
furtiva carezza –
echeggiano treni ancora
colmi di paesaggi
a braccia d’onde

Fuori è tutto un odore d’erba!

Meraviglia affiata
auspica
fedele al pastore abruzzese
e alla cavalla
per un dono di mani

Voce agli orecchini tremuli

Ma Tu
non basti alle mie palpebre serene

Vortici

Sì
tentami
a un passo di sguardo
quando il Tuo odore
posso raggiungere all’origine

e le dita intingere
issando tutti gli altri sensi
in unica cordata
dentro ciò che sei … e siamo

per salparci – salvi – alla volta dei mari
quieti agitati lubrificati
ardenti pirati dagli istinti tribali
vento a vento respirarci
la voglia e l’anima
dalla mente scesi e innalzati
in ogni nostro meandro

Monadi finalmente

prima che l’alba sia partita

© ore 6,50

Viva di ciliegie

Averlo un Dove
maiuscolo – inciso –
nell’antro del Poggio fatato
dell’anima mia carnale

torno a domandarmi

E sdraiata su velluto berillo
cavalcare magiche sonate
senza guerre – rifugiata –
tra bianchi lavabi e mobili scuri
in tane d’antichi merletti
non lasciando sospesa
sulla corda del filo la sera
nera sottoveste di seta

Ma esistermi – viva di ciliegie –

a c c o c c o l a t a

accanto al mio Ciliegio

© ore 6,50

Uccelli strani

Migrai
tra le rosse falde del cappotto:
avevo sete di caldo

Ancora sgocciolava il tetto dal soprabito
– bianco – creato a indagare
quando
avvenne il lampo
e un ruggito lo segui sul campo –
quanti
gli indizi accumulati
in coperte d’anni
lì a pregare tra gli ippocastani

All’ora non c’erano gli zaini
il carbonaio arpionava il ghiaccio

l’assoluzione e la condanna
erano uccelli strani

© ore 6,10

Giardino di baci

Non laverò mai dal mio corpo
i profumati segni del Tuo percorso

(sono oltre l’acqua –
passassero rintocco per rintocco
epoche e coniugazioni)

Tu che mi regni la notte e il giorno
col Tuo giardino di baci

© ore 9,30

Voyage

Con una coppa di champagne
abbeverarli

poi al tuo sguardo porgerli
e osare
anche la fame
dal centro del midollo Presa


fino all’apice più astrale del mio neo audace
vagheggiando l’orsa e la via lattea

e con tutta l’anima
appartenerti
in un’istantanea

lì …. al porto del mio mare

© ore 9,00

Meriggio d’estate (1977)

Il viottolo
è aspro e arso
e il sasso polveroso
sgretolato
sulla strada di campagna

L’ora
della siesta è lì
calore ed omertà
tra lucertole assopite
e subito sguscianti

L’immobile è assolato
non c’è scampo
e la capanna dove cresce il grano
e l’acqua di cristallo

mi attendono sonnambula

Riposo assisa e inebetita
se mi volto vacillo
e l’oltre mi spaventa
ma la brezza furtiva
mi sorregge il fiato

e l’odor di menta suggerisce
all’ombre vacue

Belle Époque

Vero che mi fosti sogno
… e ancora …

Più vero fu il sentiero che ci accolse
i piedi scalzi
e le lisce mie caviglie carezzasti

Dirlo in parole povere e in polvere
di cipria
o ricche di tregue senza tregue
filando inchiostro da endovene
non aggiunge e non leva
a quel che siamo.
E restano indifferenza
pennacchi di estranee cere
su altari di cartapesta

R e a l t à

sono le Tue labbra
alle mie rimaste accese

è come c’indossammo
il corpo e l’anima

© ore 7,59

The source

Intanto – immune si sciacquava
antica la fontana
all’acqua della stessa acqua
fresca e turbinante
fra pietre di culla accudita
sempre neonata

Solo un po’ più flebile
ma pregna di vaporosa aura
la sua corsa segreta

Quante bocche l’avevano baciata

uscita dalle tenebre ,,,
… di Era in Era

© ore 9,42

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