Nudo è il Re dei gesti poveri
Passano passi, consumano suole _
veglia stanchezza giro delle ore
s’alza e s’abbassa sole all’orizzonte
quel buio che illumina ricordi
ed è nudo il Re dei gesti poveri:
piccola boccia d’aromatica vaniglia,
rugginoso filo con la luna in groppa
già prima di indossare un collo,
e vaghe stazioni dell’Orsa
che ancora brulicano interdizione
in chi senza saperlo si riempiva
il petto di farfalle morte
Sì, nudo è il Re dei gesti poveri
e ora libra liquida saliva dai pori
Sempre duole quando finisce un’Epoca,
pure se da mille leghe estraneo è l’affaccio.
Bonari si diviene sfumando spergiurate parole,
seppellendo platee di colpe, palate di liquori
Ma ognuno ha i suoi otri, fragili o forti,
specie la Me che fu banco di un soccorso
senza essere mai soccorsa
E vorrei fosse solo gesso di lavagna
quel lasso di solinghe ginocchia
affinché possa cancellarlo _
perché così io non mi perdono … né riesco a perdonarti.
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Salento – René Aubry
© ore 8,20