Categoria: poesia

Sulla pelle del mare

Canto mandingo
Tu piangi

La luna ha velo nero
stasera

fumante

i pini solfeggiano
viali di gramaglie –
l’ondulato sincronico
moto delle cime
prende sussurri
a nuvole rabdomanti

Sei albero solingo grande
e fragile
fra moltitudine d’altri alberi
che ti hanno inchiodato
e si susseguono
macchiando
ogni senso di giustizia
e di pace

L’estasi inventata
montagna per montagna
ridotta a bancarelle

Càpita ti preghino incollate le mie mani –
credono nelle tue radici

… immaginandole senza bastarsi …

ordinate e ascisse sulla pelle del mare

© ore 8,48

Nuvole

A volte mi domando …
… se le nuvole si baciano
quando piovono tristezza


e di loro io mi bagno

sotto un tetto
da una finestra affacciata

Luccicano gli occhi delle auto
schioccano fiotti d’acqua
qualche virgola va veloce a ripararsi
un ombrello sta esanime sul marciapiede
stracciato dal vento, investito dai piedi

un altro passa ancora vivo
appeso alla sua testa


di più si spoglia la strada

© ore 7,00

Si dia credito ai glicini

C’è ritrovo, ristoro
nel nuovo tuorlo d’oro –
giallo girasole incastona gioia

Pallida pendola sorride
tra tempeste di stelle illumina
nottali colli e le vie s’innamorano
in perfetto tondo a rincorrersi
antichi girotondi
senza più fiato a perdere
tornati a ora

Il tempo non è prima
Il tempo non è dopo

stanno i segreti delle ancore alle ere
come boe a ninnarsi sull’onda calma
mai perse

ma Tu

guardali i glicini che piovono tranquilli
e si dia loro credito … che sono uva in fiore

© ore 7,11

Zefiro

Fermati
donati una tregua
l’aria è sonnolenta
quietati
nella purezza acerba
e cristallina
che Zefiro solfeggia

cerca una zattera d’erba
sotto il pennone del marittimo pino
vedetta alla marea
che il meriggio s’accalora
se troppo lo senti
e sguardi e sospiri
doni in groppa a sfrenati voli

è tempo di migrare filosofici rocchetti
dal tondo di un tombolo bianco
che fiori sboccia dai fluenti petali
senza un filo d’anima

mentre s’alza la sete
e il suono della lira zampillando si spende
mulinando ronzii intorno alla fontana
oltre le finestre

dietro uno scacciapensieri

© ore 9,04

Il Saggio

Quanti respiri ci restano
diceva il saggio di un non saggio paese
rivolto all’altro che gli stava a fianco
nato nello stesso giorno pensiero

e continuando …

… se respiro piano
calmo in tiepido sole cullato dalla brezza
e tu veloce, agitata acqua
esorbitando cavalloni preda dell’infuriato
vento …
… certo donerò più passi alla strada dei miei piedi
rispetto a te

L’altro non rispose. Tanto che valeva?
I saggi sono saggi perché questo è il loro ruolo –
e nemmeno rispose il bagaglio enorme
di sudore pregno


che qualcuno gli aveva scolpito sulla schiena

© ore 7,52

Nell’Uliveto

Visibile moveva
brezza lì nell’uliveto
occulti fruscii

Ombra e sole alternavano
punto e contrappunto
saettanti balenii –
impossibile avvistare le cicale
ma ascoltarle salire … sì!
Arrampicate su scale musicali
aggrappate al solstizio soprano
della novella estate
concubina

e dal cielo indovinare il mare

Fra fronde tastare
quale da me tu sia e quale io da te

creazione Unica fra creature uguali
impronta da dito a dito che non ha alcun vetro

ma fluido che più non dà siepi al Tempo

© ore 6,59

Jacaranda

Dentro a una fiaba conduci la mia danza

magnifico risorgi
ultra mille campanule
viola, gola bianca –
appena intiepidisce l’aria
volta alle messi

argentine lande rechi dagli Avi

Mio Albero

cascata di fiori sonanti
eretto, dalle contorte braccia,
ad aspettare me che ti cerco –
in boscosa radura coriandoli farfalli
un petalo per parte sulle guance
ad arrossire evanescenza

così disteso quando con gli occhi ti bacio
e i miei sogni nelle Tue papille lascio decantare

© ore 10,00

A Henri de Toulouse -Lautrec

Passeggiavi lì a Montmartre –

la notte scandiva lampioni
e boulevards.
Avevi gambe bambine
passi veloci sobbalzanti vicini

La mano ambidestra divina –

ai pensieri ruotava mulini
culotte e crinoline.
In mezzo alla gente
colori per succhiare la vita

Chi mai ti vedeva seduto da in piedi?
E poi più t’importava cosa esprimesse alcuna faccia

Passeggiavi lì a Montmartre –

freddo il tuo camino.
Carrozze passavano rade
a smarrirsi
gli zoccoli dal trotto infelice

Tu – petite cafetière –

assenzio bevevi e ti stordivi
stanco di non morire.
Ma c’era la Senna ad incontrarti
che tacendo raccontava
fiabe azzurre d’altri destini

E la luna …

… la luna che il tuo senno
nei suoi crateri non voleva
ed ebbro te lo lasciava
d’una follia strana
compagno alla tua arte

Così tra terra e acqua
passeggiavi ogni bordo possibile
volando la malinconia

quando un ponte incontravi sulla via

© ore 8,10

Marzo

Come sei oggi
pur dal domani andata?

A ieri uguale e qui con me
che ancora pronuncio
a labbra cieche il Tuo nome:

..

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..

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..

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.

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Realtà serbo sognata
in un presente non ingannato –
fino all’ultima riga dei segni

sulla nera lavagna

Tu nella luce più chiara
Io che assetata ti anelo

ceste di baci

e il naso immergo nei tuoi capelli
col respiro più puro

© ore 8,53

Seta

Sospinto
sull’ali dell’Eremo
il bacio del Paradiso

da questa terra
che in soffio elevo
con la mia penna

e bianco è lo scompiglio tremulo
di un’estasi che non appaga

Ricordo ancora i tuoi guanti –
quando ti svelavi e scivolare facevi


le mie calze di seta

© ore 6,09

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