Autore: Maria Pia

Rettangolo perfetto

Ha rigo amaro il riso che nuoce alle giunture
sotto un basso cielo
d’umori umido
pare infisso in un mondo di paludi
senza righe a delineare
ma tossiche
e presenti
nello stato immobile dell’antro
forse un triangolo
scaleno
per scivolare
geometriche discese

O lì a calcolarti
l’incalcolabile
con il sorriso a freno
giusto per serbare
tra acuto
e ottuso

l’ansia di un rettangolo perfetto

Alba di un Tempo

V i v e r m i

per quello che sono
per quel che mi sono
come si è
lo scocco dei passi.
Sbucciare e gustare
finché ci trattiene
rossa spugna battente
nel sacrario del sangue

… e pulsando …

sentirsi
nella Valle dei Templi
presenti
campo in un mito
inconsunto
amanti del lampo e del tuono
d’ogni stigma di stelo
che dal Cielo passa alla Terra

ma soprattutto
indossarmi i momenti

spogliarmi mentre mi guardi
vivo di desiderio l’anima a pelle
e bella mi vedi – la più bella

e io ti credo

di nudità fiera
alba di un Tempo

Un attimo

Guardami
ancora un attimo.
Potesse essere l’ultimo
e nel Tuo portafogli
prender spazio

Tra le sue pieghe
serbato
protetto
coccolato
anche di straforo ogni tanto …

… e Io stupita
di vedermi lì
e non trovare altro
in quel caffè
lontano

Tu che ne pensi?

C’è sete di sole in questo mare
d’acqueo destino

Mi confronto alle orme,
l’asfalto ausculto più che la terra
per rivedere il suono del catrame bollente

Esistono praterie nel cielo
s o s t i t u e n d o
quando il crepaccio invoca
in un nido di vetro.
Improvvisi rintocchi a batacchio segreto,
raccolte di fieno lucente
nel borgo che respiri ha paralleli …
… Nostri e del vespro

Tu che ne pensi?

Io penso alle ali fedeli
/non importa se di passero o falco/
al cinguettio che è dono di sempre
/sia acuto o roco, argentino o vermiglio/
al tocco della pelle viva
/che congiunge la Tua alla Mia/

ai binari presi all’inverno
nella sfera dell’aria sospesa
per scaldarli di nuove albe.
E, sebbene quel sacco non sposti la polvere del peso,
la nuvola che resta alla testa
ormai ci è innocua

… nell’Arte e nei sentieri …

con Noi intensi nel vibrare
dispersi ad ascoltarci

il senso delle briciole e della neve



Galassia°

Non so perché
mi necessiti

…

necessiti al mio
Me

È un lago d’estasi
d’azzurre carezze
che appare
quando avvieni

e in colori ardenti
nella mia galassia

C u p i d o

espandi da ogni parte di Te

°
Sezione Foto: Galassia

Una lacrima …

… a sera ha abito chiaro
microcosmo di perla lucente
lenta lei scende
per caso sfuggita da nubi
e pensieri

Ricordi?

Voleva voltarsi lo sguardo,
in altro sentiero
tuffarsi nel seno di un’ombra.
Ma in dolce tempesta il Tuo dito
l’ha colta

…
e l’ha presa con sé

Le uve dei secoli

Ti ascolto
suono che taci
la luce sull’erba in un concerto di giare

friniscono i campi promesse di grano e di tenebre

Celeste l’incanto
promuove
speranza sperata
del giorno

le uve dei secoli

A ricordarti

Stanno le viuzze dei paesi
i m m o b i l i
a custodire soliti segreti

Quanti occhi vi hanno passato il passo
ognuno credendosi
destro braccio del cielo
per raccontarsi almeno
il sogno d’essere immortali
anche quando stanchi
a n n o i a t i
fuori da impegnate correnti

/e Io lì mi penso/

Adoro
quel procedere
scandito da campane
che profanano il silenzio,
i tetti delle piccole case,
i ciuffi degli uccelli dati per dispersi,
le ombre che di Noi si stampano
al posto dei baci

E il tedio sarà
sgrossato ramo
in appoggio alla mano

se mai …

in.tanto …

che la giovinezza non dà tregua da ogni lato
del corpo e della faccia

a ricordarti

La stessa Aria

In un canto di cicale Io vi sento

Fa caldo
tanto caldo
e un po’ di brezza cerco
fra il sole intenso dell’estate
e il mare che mi guarda
in lontananza

/la stessa aria
è ciò che voglio/

dove l’acqua scorre
dall’eco di un ruscello
in solitaria estasi
fuori dalla mia finestra

…

e alla stessa fonte
due bocche si dissetano

Feminam

Scrivo
e mi scordo.
Ero Io ciò che leggo?

Dormono,
le palpebre dormono.
Forse sognano
o pensano,
intanto che dentro tutto muovono …
l’acque dei gorghi
i campi di grano
i finiti fiori e quelli nuovi

E Tu cielo che mi porti
alla tempesta dei mondi
ti sento e amo
fuori dalla tranquillità dei seni
femmina che piove calore
e al temporale è devota
agli abbagli che rimbombano
oscure paure
lascive e sfacciate voglie oltre il tempo delle foglie

Mentre il bianco bacio della neve
mi percorse nera stella di notte
e più esiste finché credo d’esistere

…

anche in un respiro che torna

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