Autore: Maria Pia

Dentro di Me

La pelle

d i s o r d i n a m i

siano le Tue mani
disciolto miele

f o r t i

a scorrermi
la voglia
di prendermi
con il cuore e con la mente

l’ archetto unito sarà alla sua viola,
le dita
a farmi
ogni tasto una bocca
assetata di Te

che io possa sentirle
ancora e ancora

… e di più …

tutto sentirti dentro di Me

Dolci karakiri

Le labbra di giugno
sbocciano a maturare l’estate,
hanno la primavera
a un soffio dai fianchi

s a n n o

del calore delle valli
dei succosi frutti
che bagnano fino le mani.
Spogliati dai molti venti
i colli si rilassano
nell’intenso profumo dei campi
fluttuanti da gravità sommerse
fra il crine maculato
delle spighe
ne annusano il sapore

e la vita si conferma
e più sovente
ci si accorge dei pini marittimi
della loro falda ampia
s o f i s t i c a t a
che sulle acque del sale
s’affaccia
e sull’Amore

a picco
girasoli luccicanti
si fanno di dolci karakiri

Leone

La maestosità
del tuo contegno sulla roccia,
lo sguardo fiero e lontano
che invece m’osserva

/Io colgo/

Dal sangue vieni e dalle prede,
dalla gazzella
veloce
e dalle iene

Eppure
sei purezza
/che colgo/
senza alcun ritegno.
Non tu hai scelto
la tua essenza,
il compito
che il cielo diede alla terra …

… la vita vampira all’esigenza
di essere

e altro dal libero arbitrio

Pensiero

Scendimi a valle
Pensiero
lì sei troppo in alto

ho voglia del tuo piovere
solare
dentro la mia luna piena

a s c o l t o

pescatori di perle
l’aria di Bizet
accoccolata nel mistero

del mio colle mai spento

Incipit

John entrò
di pianto felice
nel fumo di un night,
bianco impermeabile aveva,
il bavero alzato

/Suonava malinconico
un sax/

In fondo
l’aveva solo uccisa

…

e altro non gli serviva
oltre a un pezzo di ghiaccio
in un drink

D’Alloro e d’Alchemilla°

Passano la chiusa
diligenza e giorno,
effluvi di ieratiche droghe,
lunghe notti
dalle occhiaie viola

Ed eccola l’estate
torna
monotona non è
anzi
forte la calura
ma
pure l’ombra
agli angoli assiepata
dialettica al sole

Io la preferisco fra i conventi
dei giardini e degli orti,
nel silenzio delle mura,
quando l’aria prega d’alloro
e d’alchemilla brilla rugiada
nascosta.
Così che limo cocci di bottiglia
con l’ostia del ricordo

E all’orma di quel silenzio
volgo il mio
…
che in fondo a Lui somiglia

°
Dal Web:

L’alchemilla è la quintessenza dei ritmi femminili e dell’essere donna.
Stando alla dottrina delle segnature formulata da Paracelso, questa pianta
è attribuita al pianeta Venere. È il simbolo della femminilità
che riflette ¬l’arcano della fertilità e della nascita. Le guaritrici
conoscevano le virtù par-ticolari dell’alchemilla già prima dell’avvento degli alchimisti,
ai quale l’alchemilla deve il suo nome. Veniva chiamata «Sinau», la pianta con l’acqua
della vita eterna (sin = sempre; au = acqua), per via della goccia
d’acqua trattenuta alla base della foglia, ricordando un po’ l’organo femminile.
Questa goccia d’acqua non è dovuta solo alla rugiada mattutina.
¬L’alchemilla trattiene la perla d’acqua anche una volta evaporata la rugiada.

Il Dono

Essere

/e fruttificare
il dono del Tuo polline …

… nel passato
delle doglie
ai piedi
degli incontri
incinta del Tuo Amore/

guardandoti negli occhi

Quanto …

… quanto Amore
può contenere un corpo
se quando ti penso
contengo l’Universo

e gli astri
mi tornano

s o l i

Dopo l’Eclissi

Grattacieli d’acqua

f l u t t u a n o

vacui natanti

Una siepe in plexiglass
lumeggia arcobaleni.
L’autostrada
ne sovrintende
il fluire,
i luminosi tratti
che si tacciono

Piena questa notte
venuta da eclissi,
messaggera
della nuova estate
così occulta da qui

Vale la New York dei bei tempi,
la camicia a quadri
che risplende nel mito dei suoi film

@
ore 9,00

Eros

Immaginami

come ti piace immaginarmi …
coi polsi slacciati
i capelli sciolti
e il Tempo fermo a quell’Ora

Adagiata
in luce di penombra
i seni bianchi
ventilati dal cuore
un filo di merletto fra le dischiuse sponde

l’odore che ti guida la passione

e le mie labbra di ciliegia col succo che cola …

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