Autore: Maria Pia

Pane e neve

Ed ecco il Natale
avvistato dagli spalti,
zoccolando molto prima
cianfrusaglie

Qui alla campagna
tutto va più cauto

su uno spazio slargo
fuori da cori unanimi
abete solitario
illumina la luna

… a pizzichi di stelle …

si mangia pane e neve

© ore 7,41

Sulle coste del tutto e del niente

Piove questo Dì senza pioggia
e non fa più male all’aorta: era nell’aria.
Volontaria, inevitabile,
quando due cavoli rimangono orbi

Lo dico sempre
al bell’Antonio scortato
da punto malinconico, nella insignificanza
delle cose ascoso dietro una paratia
di basso borgo

(che non seppe coniugare il verbo fare
né come mettersi una sciarpa o roba
sull’occupato collo da nero nastrino) –

dei peperoncini rosso piccante
appesi sui muri delle case,
delle tante foto a conforto,
di quelle che muovono
un porco mondo!

Vorrei non sbocciasse
su piatto tondo e fondo
una Chiusa condita con l’odio,
ma che lemme e grigia, grigia
e lemme … fluida calma scorresse
la Parigi sonnolenta di Maigret

Che veramente ci ricordasse
una lapide

l’andante del fiume grande
nel fu momento dell’Acqua

mano nella mano …
… sul ponte che resta a guardare

© ore 8,35

Zoo

Poso l’indice
centellinando
sbadati accadimenti –


al mattino
con il tacco al rialzo

Da banditori strani
mi divincolo …


… liberando savane

Uno zoo le riacchiappa
guardato dalle sbarre

© ore 8,42

Fresche mani alla mia sera

Fresche mani alla mia sera –
ardente
cola
si esalta una carezza.
È tempo di febbre
trema
sulla fronte reca piccole gemme

Lasciarsi andare al quanto
buio corvino ingente
dono delle sue membra

Le guance sgorgano pesche
lumi di ciliegie,
festaiole pervinche giocano
a mosca cieca –
mi basta saperle, sentirle
tra alberi violinisti
qui, sempre con me

Nei conclavi dei parchi smessi
dove ruotano immortalati ciclisti
e dormono panchine …

… da lisce lenzuola essere presa
senza muovere una piega i miei talloni di seta

© ore 8,27

Coppia di Tanka a Novembre

Piume nel bosco –
Stanno radici forti
a braccia spoglie

tra ricci di castagne
spicca una foglia a cuore

<>

Nuvole navi –
spiegando vele al vento
solcano il cielo

brune forme cangiano
a traino grida di ali

Arcano

Vela l’arcano
ma non distoglie

quel che l’immagine crea
addentra
avvince
fino alle ossa

cerebrali vie
inconsce
autoctone

e miti ereditati
mai vinti

/ nemmeno con un titolo /

© ore 9,35

In Via della cieca Notte

Dolce mio inverno
emerso dall’autunno

saggio e canuto

Tu non hai grilli per la testa
sparsi alle tarde sere
né cicale civettuole
nascoste in mezzo ai giorni

non esplodi sinfonie di fiori
spandendo promesse da germogli
dalla brina facile,
l’arso e il rorido calore
il fiato umbratile delle fronde

ma quel fiume da cui nasci
ha guizzi d’oro
l’argentea sapienza delle coltri
con echi che rimandano a ritorni

Tu prendi fiato e riposi

bianca calma
che conforta
la palude dei torti
sperando fatiscenze
algide
a nudità spoglia

per rinascerti la forza

mai chiesta in dono

nell’ Eterna Ruota
che nessuno vede e riconosce

© ore 9,19

Ognissanti

Rifulgono
in questo ponte che esiste
infinite fiammelle –
processioni dal buio
dalle mille chiese

Hanno fame di specchi e di bacili
lì alle correnti,
e i treni
bucano gallerie da sempre
e ogni urlo fa l’appello :

Che ascolti la progenie
chi ancora appare in tale tetra nenia!

Ma nessun nome oda il suo dentro
urlare i propri geni in tempeste da tregenda

Sia nuova festa –

che sguaiate maschere vaghino, danzino, sghignazzino
con l’orrore in faccia,
nelle budella, nelle piazze dagli affari d’ogni genere
di sangue

E io …

… io l’Oltre ascolto
senza uscirlo,
non negando il fiume che imbratta
ceneri di schiene
per pura paura

ché l’orecchio sa e non può dire
nemmeno con istanza di pronuncia

Mi sia concesso però il privilegio del sopore
alle banchine del sogno, un alibi, o valida ragione:

avrebbe – altrimenti – troppo sapore la follia

e verità il Nulla

© ore 8,41

Strana

Sono sempre io la stessa
appena sveglia
che mi guardo pensare –
e uguali
la stanza
la casa
le cose che si svegliano con me
e incontro

Chiedo aiuto al corpo
senza chiedere

Provo

le mie amiche mosse –
quelle elastiche
che ieri mi avvenivano:

per quante volte giro i polsi,
per quanto posso stringere i pugni
fino a far male agli avambracci,
se lo slancio delle gambe dà giustizia alle cosce
ampia e rilassata,
faccio piegamenti e rialzi,
dono al soffitto stellato dal mattino
l’altezza che mi resta conforto

Non mi servo della musica –
spello senza scudi al tronco
e noto che il fiato è buono
e tutto corrisponde

né m’importa di riflettermi stavolta –
pieno è lo scrigno che porto
e prezioso:

mi vedo ancora bella

in fondo

© ore 11,14

Sipario

Chi sono io – nel raccontarmi
credere ai miei pensieri

/ infine sognano
anche quando si alzano /

se non una miniatura di neve
che cangia al sole nell’aria
spesso
in lacrime non confessate

Da dietro le finestre
spendo lo sguardo

e il sipario
è lì
aperto
frontale

pare aspettarmi

da qualunque parte volti il capo
lo scorgo
stendere lineare
colori freddi e caldi
sinfonie d’ore d’argento
nelle stanche tempie:

si offre alle mie mani
senza più farmi dubitare

d’essere io stessa

… l’infinito …

per un attimo

© ore 8,50

errore: © Contenuto coperto da copyright !