Autore: Maria Pia

Tu delta, Io estuario

Con assi di cedro e corde di canapa

p a s s a m i

che io fluisco in ogni mia vena
quel dolce andare fra gli argini

s o v r a s t a m i

in tutto il mio esserti amante

Senti
come scorrono folle di alberi
e rupi e nidi
appesi a un passo dal cielo?

Noi

che insieme proseguiamo
strana distanza
e addosso
ci giochiamo pensieri di carta

coccole e guizzi
fiaccola calda

al riaccendersi
d’una Verità suprema
matura e acerba
nell’intonso sospesa …

… con mani d’acqua e di legno
fiato estremo

nel viaggio che ci accoglie


tu delta
io estuario

per sempre

© ore 7,16

Metafora

Non sembrava nemmeno vera
su fondale grigio cielo
appariva ora
la spiaggia
nella mia estate amata

Lo sciacquio del borgo
mi confondeva,
sparsi capannelli d’uccelli –
ma l’unica formica restata
era la più importante

Con una briciola in bocca
tra pioppi grandi
camminava
macinando terra di caffè
ignara della stagione andata

Una guancia girai
poi l’altra:
nessuno mi guardava

la presi

l’appoggiai
sul primo polpastrello capitato

prima di mangiarla

© ore 8,59

Ombre lunghe

Frugàle s’avvicina
al mesto pasto –
le fredde mani si strofina
per risvegliarle calde

N e v i c a

neve su bianco manto.
È incanto
che ha perso la corona
e non puoi far altro

Nel mezzo della borsa
le ombre lunghe
un volto
i rami – e il desiderio
di riprenderlo
quell’amore che sfugge
scivolato in sonno

preda
le prime palpebre
cadono
vuote al gelo che s’è alzato

cedono

Ed è il guanto gettato alla sua sorte
a brindare l’appuntite guglie
che nemmeno senti il busso
tu che da dosso ti sradichi la roba

.. e quanto più s’alza il gelo …

più ti spogli

© ore 7,50

Mon

Per quante volte ti ho sognato …
… Io voglio averti

Il tuo sguardo spalmato sulla pelle
i seni e il ventre a Te protesi

Ho tanta smania di quei baci rapaci
del dardo ritto tra le cosce bianche

che il desco accoglie sempre le tue ali
e sempre nido

divengono entrambe le mie labbra

ai tuoi voli audaci

/ quando mi vieni a cercare /

© ore 7,19

Tanka

Creste di luce –
al canto dell’albero
cresce rosea alba

stordita fra gli stormi
tutt’uno alle rondini

© ore 9,48

Fantasma°

Vascello nella notte

Tu fluttui
dal tuo tempo

taciturno capoverso

è seta nera
e capovolto è il cielo
a vele aperte –

hai ali sui tuoi fianchi
a far da stelle
alla cenere

nuova mappa
ti destina
ora che più non sei

/ e davvero esisti /

° Vedi Sezione Opere “Fantasma”

© ore 9,02

Postèrla

… e …
insieme ritrovarci
come fosse questo oggi
ieri –
senza nessuno sappia

senza che i salici stiano
a bagnarsi lì per niente

via
dagli incunaboli
eruditi –
nelle sfiatate teche
sotto i passi
un po’ attenti
un po’ distratti
di altri cimeli

via
dalle tante farfalle spente
che non sono quel che fummo
e ancora siamo

Per rileggerci
l’ingabbiato rosso
affisso e più fiero
fino all’osso –
tradotti pensieri
su rive sincere

E districata da venusiane
galee
io
planata

degustare calde cialde

averti dentro

venuto da postèrla
e innanzi

nell’incanto intimo della mia casa

© ore 6,43

Briciola di vento

Cosa si può
al tempo delle sparse fosse, quando il passo conduce
al gocciolar dei giorni
anche se l’acqua bagna occhi per rimirare il cielo
e ciò che innanzi a loro passa?

E tu che vieni e giungi
puntuale ai miei mattini
per essermi nel freddo scialle,
brezza dolce quando l’aria manca …

… per quanto poco sarai qui puntuale?

Tu che conforti il raccontarti
quel che mi contorce o allieta l’anima

fluttuando

[sì, fluttuando (che resta a chi
al verbo diede sua prima Causa)]

Eppure non basta il chiaro
dalla notte scucito
a svegliare soffice l’alba
a raccontar di noi.
Né del sole l’affacciarsi
poggio eterno –
ci fosse limpidezza estrema
oppure veli, intemperie e stenti

/ Il giorno a volte è lungo
ma sempre è breve /

e io sono e sarò solo un momento

briciola di vento

© ore 7,14

Dei giardini incolti

Quante volte
il sogno si fa pane sulle mie labbra –


e caldo dal forno, quale nuovo sole
aromatizza il cuore

Due metà Noi

che si dicono e sono
unico stupore –

di fronte,
la vallata è melodia di aromi.
Tedio dolce che all’estate riporta
il cromatico fascino dei conventi vuoti,

quel selvaggio fornicare
dei giardini incolti
con petali ribelli e nuovi

Così io entro nel tuo mondo
e tu nel mio –

e a spalle smesse che non si voltano
nude caviglie liberano polsi …

… schiudono lacci senza alcun pudore

Sole crudele

E luce fu –

alle distanze
nelle dinamiche
nude colline sanguinavano

Stormi di domande
sbieche s’affastellavano –


folle mimavano ali figlie dei rami,
forse notturne farfalle le mani
coi sentieri a pelle pulsavano

¿
Che faceva ora la fede – se mai c’era stata
cosa le era rimasto da credere
trattenerli o fuggirli i peccati
?

Troppe a scavare la terra
antracite e lignite nella fossa dei semi

Si perdeva allora l’occhio nella neve
in un secchiello che non beve

e il sole crudele non aveva pietà

© ore 7,55

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