Autore: Maria Pia

Era d’Estate

No, stamane no

Le dita mi lascio sdraiare,
il timpano
al suono delle campane
immacolate –

rondini
si spargono
da un tetto all’altro,
nelle poche coscienze
rimaste,
nel cielo spartano

Che importa poi
qualche giorno sommato
da duna a duna
a fili di campo
alla voce che all’infinito
si distanzia –

tutto è diverso
in questa valle, in fronte al Naso

navigando a ritroso

l o n t a n i

© ore 8,49

VOLERE O NON VOLERE°

NON VOLLI QUEL CHE VOLEVO perché volendolo
avrei voluto per me la massima pena di un volere sostenuto
da un destino che mi voleva amplificare il suo implacabile
e iniquo senso della misura al di là di ogni volere.

°
Già pubblicato il 17/07/2023 11:00:12
e depredato assieme a:

SULLE COSTE DEL TUTTO E DEL NIENTE
18 Novembre 2023

Piove questo Dì senza pioggia
e non fa più male all’aorta: era nell’ARIA.

>

FRESCHE MANI ALLA MIA SERA
10 Novembre 2023

… da LISCE LENZUOLA ESSERE PRESA
senza muovere una piega i miei talloni di seta

Petali

Ci baciavano

come s’imprime al polline
l’ape
che mira al miele
e la farfalla
leggiadra a succhiare
nettare d’oro
ebbra di bellezza

e ancora le sento
come fossi appena uscita dal mare
le tue onde
nella mia bocca –

i morbidi petali delle labbra
fino in fondo a stormire

/ ieri /

© ore 8,33

Dialogo tra una Cornamusa e una Zampogna

Dice la Cornamusa alla Zampogna:

Taci plebea, non sei altro che Zampa di rogna!

Tu vieni dalle montagne delle pecore e dei pecorini. Io invece ho la testa piena di sangue blu, vesto elegante “scozzese originale”, con pieghe anche sui peli del nuovo re.

Di cui adoro le tenute, le ricchezze, le pretese, il suo circondarsi sempre di cose lussuose e belle … alla faccia dei poveracci.

E se rimango popolo tra il popolo è meglio, perché se prima godevo pensando alla regina, ora godo pensando al re!

Risponde la Zampogna alla Cornamusa:

Ma taci tu, aristocratica del mio stivale! Musa di corna e cornacchie. Il mio nome è Zampogna e di cognome faccio Ciaramella, che ricorda il dolce sapore di una caramella.

La mia è una dinastia di suoni agresti sparsa in varie regioni, che col tempo si ampliò per cultura trasformando i miei discendenti nell’intellettuale oboe.

Io, rimasta Cornamusa, amo le rudi pietre e la vita semplice; appartarmi tra logge di montagne e scaldarmi nelle capanne.

Alle feste incoronate da una tradizione travestita con diplomazia politica, preferisco la maestosità di un alveare pieno d’api produttive e ronzanti, sentirmi suddita dell’unica regina che merita di esser chiamata tale: ossia l’ape regina.

Perché veramente nasce diversa, per eredità cromosomica, aspetto, qualità. Ed è regina che regna su un regno non creato col sangue degli altri viventi.

Ormai scendo poco a valle: sono stanca e di questi tempi s’incontrano per strada troppe cianfrusaglie.

Può accadere mi ricordi del Natale … e allora, in onore dei miei avi, faccio un salto in città.

© ore 18,47

Domani ti ascolto

Valsero
sabbie mobili
nella fossa del forno
a ogni mossa,
a re mida all’incontrario
accumulare gocce
per diventarle
rocce in fede di tsunami?

Così
che divenni orgogliosa credente –

attonita a pensare quanto
sia possibile per un sano petto
lasciare quel cuore sbattere

… dopo dure prove
dietro dure imposte …

lasciarne agonizzare il suono
non pensandolo urlo di dolore

Quando un attimo sarebbe bastato
– e un dito – per dire:

Domani ti ascolto

© ore 8,15

Mondo

Nacqui –
anche la mia veste nacque

Il mondo è sarto che scolpisce,
ha laboratori ovunque c’è una tana
viva al seme …

… che chiama a germogliare
ago, filo, e stoffa di creta

Poi
denuda in un istante

© ore 8,35

Piccole Cose

Fredde e brune –

in su l’aria primipara
si stagliano
dalla mia terra
umbratili colline

Oltre schegge matte
e anime di cartavetro

guardo

da bocca finestrale
quanta magia ci sia
in una Sciarpa lucente
appena il sole albeggia

i colli che per Lei si rizzano
freschi di tepore
sapendo come s’usano …

… le piccole Cose di ieri

© ore 8,13

Proverbi di carte

È un po’ come quando dici:

Vieni –

perché lei non venga

Così che raccoglievi proverbi di carte,

prove da treni a treni

nella dispensa ammonticchiate

in quella che resta

sempre la tua casa

finché morte non separi

<>

Ci vuol altro che un pulpito di sabbia

per farsi credere più forte dell’acqua

a volte il naso sbaglia filarmoniche chiese

ne appende gli abiti vecchi o ne fa quadri

a volte – a coste liberate

meglio si emana l’odore del sangue

© ore 9,33

Una donna°

Domani sarà finita

Mi siederò qui
davanti al monitor
con le dita spente
sperando sia solo un sogno

mi sveglierò tornando ancora a ieri
dicendo: Quasi c’ero cascata

non come accadde quest’estate in una notte di luna piena …
… la chiave splendeva e l’avevi riportata senza essertene andato mai

Ricordo che al mattino regalai il mio sospiro più bello

Invece

la tua pistola mi ha rispettata, sapevo che era dalla mia parte.
Non mi ha delusa e ha guidato la mia mano.
Tra poco sarebbe stato il nostro anniversario. Dovevo trovare il coraggio, un nuovo senso etico che mi assolvesse da me stessa giustificando la decisione presa.
Così mentre ubriaco ti facevi la tua russata … ho mirato e ti ho centrato senza sporcarmi di sangue

A te però non importava del mio sangue
quando mi pestavi come se mi baciassi

Bene

ora inizia una nuova strada, certo più breve e diversamente strana

Dopo tanti anni
anche una donna ha il diritto di festeggiare!

° Poesia scelta dal Municipio IV media Valbisagno (Genova) e da me recitata venerdì 24 novembre 2023 da introduzione all’Evento contro la violenza sulle donne.

Vestale

Di nuvole
impalpabile
sei tu mio cielo –
Arcipelago
che s’intreccia
senza produrre un passo

Foreste di metafore
mi giungono a carezza
e labbra
fra le nude gambe
di un’isola inesplorata …

… vestale del Nostro fuoco sacro

Eppure brilliamo
ostinati sguardi
nottali nella sera
d’un’attesa
che sanno bianca

Lì, a quell’ orfano tavolo
su cui spirano distanze glaciali

/ p o r t a t e /

insormontabili

© ore 10,46

errore: © Contenuto coperto da copyright !