Tempestata dal vento

Quali verità avrò dal tuo spaccato
se lo sguardo s’alza su un cielo di crepe?

Ne cerchi una e le sommi ad altre


Tutte bocche che ingoiano impronte
amate, disperate parole non dette
e non ascoltate;

falsi righi di luci intermittenti
tra grate di calce e ragnatele

Ma questo derma che s’arma
di scudo fragile,
bucato scudiero
mosso da pallottole e acqua,
marcire non vuole tacendo:


deve scriverlo il gesto,
parlarlo quel segno che cade
e ricade
sul tormento delle sacre vetrate

Fosse pioggia tempestata dal vento
o fisarmonica delle sere d’inverno accese sul costato …

quella tazza stellata che ancora sorregge
una bambina in estasi

v i v e

nella morte apparente degli alberi dormienti
che pagano assoli mendicanti.

© Novembre 2025

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