Categoria: poesia

Lillà °

Il mio lillà è speciale

i n i m i t a b i l e – e Tu lo sai –

osservalo
sulla mia Me denudata

osservami
i capelli aristocratici
mollemente sollevati
in dolce divenire
con qualche ciocca sbadata
qua e là –

il tocco di cipria sulle guance
in attesa del tuo naso da caccia

E ascolta

l’indice perfetto
che librare lascio solitario
per il più nascosto dei tuoi sensi

– Fosse
un uccellino sospeso tornato per vibrare
senza sciarpa

– Forse
per quel Pensiero ricorrente fra lingua e labbra

°
Sezione Opere

Fantasmi

Quando la tristezza aggancia
s’emerge dall’indifferenza
e la paura agghiaccia

Non sanno più i respiri
d’esser remi – troppo s’affastellano
nel mare delle nebbie e troppo s’affannano
inquieti –
il porto dei pensieri
assume forme strane
i moli diventano sassi che fan male
e sbarcano in taverne
carcerate

Allora s a l i
su scale apparse
che scendono e non rianimano –

t r a p u n t e di pini che minacciano
e preda ti consegnano
a sordi echi
all’ inconscio letale
dove s’abbuiano precipizi
illuminati da un verde marcio

e le senti
quelle tenebre strette

di ragnatele e fantasmi

© ore 9,19

Sii …

l’acero vestito
fra oro e arancione
arrossito nell’ombra

(venuto
dalle Alpi, dal nord America, da un ovunque
alla mia meta)

Reali polpastrelli intingi
in questo autunno
fragile e forte
nell’ abbraccio di radici
che ci comprendono

Sii
e resta

ciò che in silenzio si ascolta
nello scrigno del Tuo bosco,
l’essenza delle primavere
che non s’accumulano
ma precoci tornano senza mai partire

custodite da un’ unica pelle

© ore 7,11

Svernare

Come svernano le candele
così sacrali, così discrete

Penso agli abbaini delle chiese –
all’incavo dell’anfratto che nel ventre accoglie
la fiammella –
alle ombre sbracciate su pareti
per confondere il vento
sempre pronto a colpirle e lapidarle

Ma anche all’idea che danno del tepore
d’una vela in lontananza presa da marea

a quel senso del Natale chiuso nelle case
al loro sciogliersi in lacrime bianche

© ore 7, 50

L’Eterna Magia

Cantano ruscelli
luccicanti gorgheggi
sparsi nella notte –
fra velluto guatano fremiti
fronde amanuensi misteriose

un gufo bubola da chissà dove –
grilli malandrini orchestrano
strane fluttuazioni –
vortici d’essenze da testa a cuore
bisbigliano i segreti delle fonti

/ è ancora estate ora /

e al cielo volgo
il battito che preme alla mia porta
nivea di candore –
agli intarsi dei soli
riflessi nei tuoi occhi

Mi scodinzolano
le tenebre d’intorno
la quiete non ceduta alle ore

l’Eterna Magia che imprimemmo a quella Foto

© ore 7,10

Rapace

Un’aquila vola fra panna celeste
in fede di primavera

su ampie corone fa algidi giri –
su liquidi righi più in basso che scorrono
indisturbati –
l’aria tranquilla l’aiuta ad alzarsi
sollevando anche piume neonate

Ma ha unghie frementi sotto la pancia
che stringono pugni di fame

Un urlo improvviso squarcia la valle


e cerca e impazza – in echi si spande-
l’Ora che muove per non morire
il destino piovuto che l’abita
da quando le nacque la vita – e da ancora prima

Non l’inutile sparo di un crudele fucile

© ore 6,49

Filo di fiore

Tu
tremulo fiore
allo stato brado

che percepisci
senza capire-

indifeso e indomito
nella selvaggia verzura
affondi
tenaci sottili radici
e quasi nascosto – di ripiego
spargi profumo supremo
pure se discreto

disposto ai voleri del cielo
la tua stagione vivi
la brevità immensa che ti contiene

non sai d’essere felice
e per questo

lo sei

© ore 7,59

Lucciole d’acqua

Sii gentile
nel notturno d’agrifoglio

della brina fanne
lucciole d’acqua
a indicarmi la strada
del Bosco

Non ti voglio casa
ma sorriso spinto
che la voglia infuoca

su giaciglio di paglia

© ore 8,19

Canne al vento

Abbandonarsi
non è vergogna –
non si piegano forse le canne al vento
per guadagnare
anche un sorso di Tempo
e così viversi nutrite?

Dico e domando
al coraggioso legno
tutto d’un pezzo
che alto si erge e poi si spezza
combattendo battaglie
perse

prima di partire

© ore 7,45

Le castagne sono buone

Ammiro
come si differenziano i castagni

Squaglia l’uguaglianza dei pioppi
la rivoluzione dei tronchi
e n o r m i
che improvvisi biforcano
rami lunghi e fini
quasi a toccare il cielo

E i loro frutti – d’apparenza
brutale e severa – cadono
e restano sopra l’umida terra
da nidi protetti
fra lamelle morte

Caute e miti – le castagne sono buone –
pronte al cambio di rotta
recano in petto calde promesse
non sole parole

Nelle fredde sere – accese dal fuoco –
si profondono

dal cuore del palmo … al sapore

© ore 7,43

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