Categoria: poesia

Scuola nuova

Madre di cui sei figlio


che anche se cresci e divieni monte
Ti vede sempre piccolo
e t’accompagna in una scuola nuova
dove i bambini non sono più crudeli
e le maestre non scordano
che esce il parto dalla stessa fonte


e tutto cambia solo dopo
quando l’ingordigia rapace dei ruoli
strappa usurpa divora
regnando su troni apocrifi

Lei che va a rimpicciolirsi
e giorni corti hanno i suoi colori

© ore 8,14

Fuori dalle pagine

Quanto limpida acqua affoghi stomaco e sguardo
– pur non sgorgando apice
nemmeno la pietà d’una meridiana –
sia più cosa del sentire che del sapere
ora mi è chiaro

Liquefatto ogni strato di speme
al rosso si dia il bianco – al nero zucchero filato
libero agito all’iniquità dei prati verde acido

e nulla potrà sventare la verità del pino marittimo
immenso nel suo cappello sul mare,
anche se appartato fra crepe e afflati il Convento
custodisce nella sua muraglia inciso
d’arsure e macchie sgretolate

Quali colori dunque possono parlare il canto
d’un organo d’inverno fuori dalle pagine?

Si chiedono mani con nocche senza sangue
piegate su calpestii cerati non riuscendo a strizzare ragione
che conforti da quando sull’orizzonte – finalmente steso –
sta quel compulsivo amore …

… e nessun perdono e nessun volto
potranno mai avverarsi

© ore 11,02

I n c a n t o

Nella terra dei mille laghi
abbevera il Pontile la sua lingua adagiata

Nessuno osi parlare in quegli attimi fatati –
che trattenga gli arti, o li muova piano!

Perché l’infinito ruota, lì va a posarsi
ogni preghiera sovrasta sera e mattino

Masuria insegna
ai viandanti
piccoli voli emigranti –
agli arbusti immersi nella pace
l’importanza delle foglie che cadono

e guardarle così intarsiate
appena immote sul fiato dell’acqua …

… è vederle mani stellate trasportare il cielo
a quell’incanto

per sempre addormentate in una fiaba

© ore 10,00

Bianco Natale

Sì che avviene la neve

nel sogno sempiterno, nei film di Walt Disney,
in cartoline antiche con promesse bambine
sotto i piatti dei papà

e lì avviene il Natale

dalla posa perfetta
come sposa bellissima
sull’altare della festa

bianchi garofani scendono
fiocchi diamantini –
lievi soffi sulla stalla
dei tre magi
spalmano carezze
alle imburrate bocche –
di pace la gioia
a coprire cose e persone
a riempire infiocchettate ceste
intrecciate preghiere

Tornasse quel fiato caldo sulle vuote sedie
carpite!

S’appannerebbero i vetri per disegnarti
con l’indice
più sventolerebbero alle pareti colombi naviganti
malinconie
né impazzerebbero luci delirate

e per sempre bandite ecco le fiammiferaie da freddi antri
da quell’ingiusto castigo che estraneo vede il pasto caldo

divenendo ogni fiammifero … camino … all’alba della mia Casa

© ore 6,20

Strade parallele

Afa

vacillante inspira
l’intima campagna –
sfoca
fosse strada a galla
lievita
miraggio non smesso di sognare –
dalla rocca alla vallata
incontro all’arso cielo
toppe di fichi d’india
d’oro e amaranto
fra polpa e spine
si concedono

ed è piena nel pieno dell’estate
la sua Presenza
mentre il silenzio parla
divenendo farfalla
e fantasmatiche cicale
sentenziano:


– oggi oppure mai –

Aria

la stessa di sempre
la stessa Nostra – parallela –
lenta che l’orma tasta
quale ombra
da verdi persiane
appisolate

gli occhi gettati in pasto al mare
alle astratte giravolte di delfini

/ ora perfettamente uguali /

© ore 11,00

Il bacio di Rodin

D’arrendevole dolcezza
si disciolgono gli Amanti

è pietra sensuale quel donarsi

fede e fantasia reale
profuso amalgama
erotico fiammeggiare

incandescente lava
vitale

e seducente è la carne
da grotte sincere ascesa
– le più profonde della terra –

rinate a respirarsi l’anime
insieme al sangue mortale
in celestiale estasi avvengono eterne

poi placate

tornano statua

© ore 9,50

Da una bianca camicia bagnata

Vigoroso e avviluppante
a me si stringe

Fuori serpeggiano, costeggiano tra catrame
omissis dannati

Cosa pensano – se pensano –
e non sono assieme a un corpo caldo?

Morsicami baci
appena volto e scavalco
la cinta fiorita nel nostro quadro
– per restarti –
e in punta di piedi
si fa complice sul muro alto
il libro che ci legge
l’importanza di ciò che siamo

Vedi?

La luce esce dal diaframma
illumina due pesche
da una bianca camicia bagnata

© ore 8,59

Tu

Vorrei mi carezzassi le perlate guance
ora
che faticano a scivolare

Erano lisci petali in sboccio
appartati nel grembo di lenzuola
l’auto appostata apposta
per scambiarci un po’ di Noi

sbocciava rugiada nella sera fonda
solitario gioco quel fiore della notte

scampando nel mattino strano
senza alcuna voglia il giorno

© ore 7,11

L’ombra

Non smorzava il tenero
dell’erba
né il misterioso incupire
delle fronde striscianti
quel mio andare
un po’ leggiadro e triste

compagnava
il cammino al polso
il tratto
per non so dove e quanto
quasi fosse angelo custode

senza svelarmi o dire
quella mia sconosciuta parte
che sempre si intromette

tra me e il sole

© ore 9,12

L’Immacolata

Oggi è festa dell’Immacolata,
ma non c’è festa per me senza la mia amata

Questo scrisse ,
e ripeteva nel Tempo della viva acqua

e questo io tramando
tutti gli oggi che dopo avvengono

affidando il mio pensiero


all’aria

© ore 6,59

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