Categoria: poesia

Sudafrica

Chissà che pensa – se pensano
le montagne della tavola
e religiose si fanno d’unica pelle.
Dunque se la bibbia leggono
i 12 apostoli
e lì si trovano e torreggiano
immoti d’occidente
fra frastagli di catene
prospicienti il mare

Se la tavola muove di notte clangore
e muove a pentimento
in vece della gente
che pirateggiò quel regno
per l’atrocità che fu il bianco sul nero
l’accetta sulla prima gente

O se è silente
insieme alle sue fratelle
e inutile sarebbe la parola
dai picchi fino ai piedi
in tutte le esistenze
d’ogni specie

ché il nome dato in bocca è acqua secca


torba nella fossa mai dimentica

© ore 8,10

Fredde correnti

Succede

che il pensiero si formi
e mollemente si adopri
a giungerci
voli di lettere –
sul far degli sparsi fogli
dal Nostro ‘800
crinoline divenire
sulla mia lingua rossa
ceralacca sciolta
brivido di riscoperta voce

/ con Te che accogli /

tra pareti di vetro
questo sentiero
maculando oscure presenze
e sparse cene
che mai potranno
eguagliarmi –
quando l’erba Voglio
vuole solo sapere
delle fredde correnti,
del governo dei trespoli
da barcate di anni distanziati

/ con Me che resto /

bella e tagliente

orgogliosa della mia Arte

© ore 8,43

Carillon

Non so restare senza pensarti
non so andare senza pensare pensarti

Intanto, su punte nuvolo –
a una danza giro intorno

m e c c a n i c a


come mi volevi,
ho soffio fatato e tutù

tra Arte e Aria

a s t r a t t a

Tremule appena, piume si danno a matta organza
quando ti sfoglio
e timide viole son stormi di violoncelli
nel mio sogno Rem

Cristalline si diffondono note, a pettine lamelle
di più la notte –
piccole gocce d’argento
con te che mi torni voglie seducenti

sulle croste dell’ora appassita

© ore 8,36

Quando anche sotto il cemento piove

C’è del buio rosato che accoglie
il mio mattino
appena sorgo dalla notte
e i piedi ancora in lei respirano

Leggero sfarfallio mi preoccupa –
è punto luce che mi fissa
ovunque miri l’attenzione.
Solito giro solitario delle cose –
accogliere riordinare disporre

aprirò le imposte

a ogni lato migrerò per perdermi sui monti
su quel torrente troppo rinchiuso che
fiume diventa impetuoso

quando anche sotto il cemento piove

© ore 7,58

Bellissima

Potrei farne scocche
da appendere sui colli –
lasciandoli vicini al loro
nucleo adamitico

indietro riprenderei
Me stessa
com’ero

dal primo balzo mattutino
quando il sole s’indorava
conclamando
seducenti glicini –
a dopo
su radure acquee
protesa
fra zampillanti flussi
palpabile e riflessa …

… in piena estate:
bellissima

M’accosterei
a quel passo fuggitivo,
allo sguardo
che mi dicevi immenso
e dall’odor di calamita,
a quei soffi mitici
che i pori ci giungevano
superando spezie d’oriente

e io sarei – per Te – superlativa

© ore 9,53

Cerbiatti soli

Valse qualità alla solitudine

ed essa abbassata
si levò nel riconoscerci

Andato il tempo delle impronte
su epidermidi umide distese –
laddove gli espansi respiri
s’incontravano
orma a orma sguinzagliati
e sorridente pianto di gioia
giocava ogni risorsa

tu ed io

anime autoctone
dentro questo cancello
a cui non basta voce –
ostinati a sperare
altra terra e altre ruote

sogno non ammesso
d’una futura aurora
congiunta, dubitativa

dispersi a rincorrersi
in cieli dissoluti, impervi

Noi
cerbiatti soli

© ore 9,36

Lezioni di piano

L’accetta batte sul mozzo ceppo
per quante volte la testa non so
né voglio io sappia:
spacca ossa alla legna
alla capra foresta
cicatrici ripiene di sangue

Sulla collina dall’orlo tardo
puoi vederli i giri che c e r c h i,
il caldo ferro forgiarti lampade magiche.
Era l’aiuto nato su nuova vallata
a prenderti per mano
pronto allo scocco del trotto,
anelante galoppo accordabile
all’eroico savio …

… se mai coniugassi lo slaccio dei verbi
c a m m i n a t i
al peso dei baci

Ma s’abbassa consapevole marea
su cerniere che non mi riguardano –
una aperta a un seno fantasma

e atroce è l’affronto del trascinato ratto
squarcio imbavagliato

poiché ancora ti sgorgavo

lezioni di piano

© ore 7,11

In si e me

Ospitando il mattino
si fa sera il pensiero
che abbrunate le ali declina
nell’attesa di un grido taciuto.
Ora che l’ora trattiene
il prima di un dopo …

… aspettami


che in fondo siamo un Sol musicale
nel cuore specchiandoci a ieri

Togliamo la scorza di Noi
al cammino del giorno incompreso.
Polpa ne resta ai ricordi
matura e gustosa

dubbio certo di un poi
che s’alza e si abbassa col sole

finché nei nostri sguardi non muore

© ore 7,10

Stinco d’afflato

Mi affaccio –
alla finestra dimentica
uguagliata a ieri ti guardo

Sulla stessa riga posando
sanguigno momento –
taccio, sorpresa decollo
astronautica chimica
monda dai corsi ricorsi dell’Ere –
l’infinito s’accosta, l’insolito
parallelo d’essere soccorsa –
orgogliosa nella nudità
di quel che sono e sento
dentro corpo e anima

Se veloci tacchi non svoltassero
in via del meridiano in seno
ubbidienti a ritrovata consapevolezza –
fuggendo da sconvolte tempie
omologati a grigie lontananze

con la tua voce persa
nel porto delle nebbie

(ormai) stinco d’afflato

© ore 7,54

Summer

Profumavano cipria
le guance della luna –
e io in specchio
e tu che la guardavi
dal mio intuirti

sospiri spiccavano mondi –
due gole su due sorde rupi
vibrarono corde

e Summer risorse

Noi tornammo Nostri
d’ogni bacio perso
ne facemmo corolle

unica bocca

© ore 8,09

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