Autore: Maria Pia

Un poco riempimi

Manchi

[Amami

qui, ora
in questa stanza
rurale.
Nell’aria tenue
del pulviscolo fluttuante
che di Te mi è idea
e in ogni atomo s’addensa
dentro un cono di luce riflessa.

Ti sentirò le braccia
s p l e n d i d e
a nutrire l’ombre degli angoli]

un poco riempimi.

G o c c e

Spiovono gocce
nella mia stanza stanca.
La pergamena del tetto
non basta a trattenerle
né a descriverle.

Così poche e pure
tra una clessidra d’aria
e un suono greco
c a d o n o,
una ad una cadono.
A tratti accompagnate
a scandirmi la terra.

Le più sono andate
ma queste …
… tremule restano
a inumidirmi le labbra
affacciate sulla sabbia.

E il desiderio
che alla veste non guarda.

Essenza

Devo dirmi
scrivere
raccontarmi.

Trovare spazio nella primavera
più strana dei miei anni.
Così che mi vesto di pensiero e sguardo
accoppiandoli con ieri
e vado
e vago
mistura di sagoma e fantasma
dalle piazze vuote
alla natura gravida …

… a giocare assieme con parole
tra anemoni e limoni
e il verde tanto
divenendo rampicante
su glicini viola
ape che si lavora il fiore.

Ma quel che più
s’attesta nella raminga testa
e su tutto emerge
e resiste ad ogni guizzo d’acqua …

… è il profumo della Nostra Essenza
che non trasmigra mai dai corpi
e in questa Terra resta
inesorabile.

A Santo & Johnny

Entro:

la sala è ancora lì.
Il profumo di bucato
di mia madre che lava
con le sue mani arrossate
.anche.

Ma è estate!
E il sole del mattino alto,
brillante gioiello infuocato.

C’è Santo e Johnny che suonano per me,
il secondo arpeggio mi ha chiamata
al ricordo di quell’istante
vestito d’immortalità.

Tra poco saremo uscite
a braccetto
con passi leggiadri …

fra i labirinti della mia città.

Coi Tuoi occhi

Cosa vorrei dirti

in questo momento di un giorno finito
così
da sdraiata
fra fiaccole d’ombre
a raccontarmi senza lume di parola
di Te
di Noi
dei segreti capovolti
dal Nostro silenziato Sole …

… ora che mi percorri
sotto un cielo di stelle
senza sbocchi
i sentieri focosi dei boschi
l’ambra lasciata
nei cerchi dei tronchi
e un sorso di rugiada è mancia di pane …

… se non di quanto bisogno
io abbia di questa penna …

… del bianco Volto dove scorre
che pare guardarmi coi Tuoi occhi.

L’Ostessa

Travasava il vino
gorgogliante
un attimo o poco più nel vetro.
Poi passava ad altri e ad altre
promesse di vendemmie.

La botte in basso
stava come l’Ostessa alla sua attesa
calda la bettola e l’altra al fresco:

Tra poco ci sarà quello nuovo
tu stessa hai un viso nuovo.

Diceva e si diceva
sapendo del mio sguardo
dal ciglio della porta.

E forse era vero
perché spiccava arancio
la finestra accesa
riflesso sulla mia chioma nera
riflesso sul tempo delle mele

…

tonde
di un sole tutto da spremere.

Foglio

Cosa mi vuoi dire –Foglio-
dallo sguardo bianco … se non scrivimi?

E raccontami di Te
del tuo sentire.
Di questo giorno che da ieri nasce e forse
porterà al domani.
Io ti sono amico -non lontano-
bisogno ho di assorbirti
quanto tu d’essere assorbita.

O son le guance del respiro
a schiudere lo sterno al mio parlarmi.
Troppe le speranze distillate
col Me che si rintana sotto una veste friabile
e ogni tanto sorge in un sorriso …

liberando i miei occhi di bambina.

Le Parole

Devi averle dentro
sangue del Tuo sangue
le Parole
quando mi pensi.
La bocca osa poco in certi casi,
arrossisce sulle labbra o si fa sfuggire
in un lampo ciò che non dovrebbe.

Un mantice di cuoio sa
come liberare l’Anima
se il suo cuore ormeggia dentro una scialuppa
che vuole salpare.
Blanda
a contenerla
far sì che plani su bianche distese di carta
e lì rimanga
a ricordarci dei Nostri momenti.

Ciglia aghiformi più non morderanno
quando ombelicali e disciolti
ci rileggeremo.

Lievi e più chiare saranno le cose sfumate
mentre saliremo i gradini del cielo solo per scenderli
e l’ultimo dei sogni ci verrà a prendere.

E il Cielo sposa la sua Terra

Era riapparsa l’ombra
lunga
all’impiedi.

La vide impallidire oltre la piazza
prima di un pensiero
fino a sparire:
il sole se n’era andato dietro a una nuvola scura.
Ora era sola,
poteva morire dalla noia.

Qualche fiammata rossa e gialla
s’accese fra gli spogli alberi,
si vestiva canticchiando una canzone.
Una di quelle tramandate
a lignaggio matrilineare
che in ogni donna lascia una ragazza
assieme a un uomo da rimpiangere o da odiare

…

per farci vivi
morti
o tutto insieme
quando si vangano i momenti
e il Cielo sposa la sua Terra
in riva al mare.

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