In bocca alla sua acqua
Non fa promesse il Fiume che scorre fuori e dentro il tuo sguardo,
anche se metti in bocca alla sua Acqua parole mai pronunciate.
Non fa promesse il Fiume che scorre fuori e dentro il tuo sguardo,
anche se metti in bocca alla sua Acqua parole mai pronunciate.
Il Passato è un cadavere, abbruttito o imbellettato,
che ci portiamo dietro e non possiamo né vogliamo seppellire:
qualcun altro lo farà per noi.
Tornare
e non andarsene
essendo sempre state
Fluttuano parallele _
dove le loro mani?
Distanti in parti uguali
schioccano pensieri
scocche di momenti
finale d’infinito volto alle correnti …
a un punto immaginato
senza mai toccarsi
Fiocca
una strana scienza
amante d’un delfino che bucava acqua:
sentenza irrisolvibile
fatta d’astratti piedi e da astratte scarpe.
© ore 7,57
Aria nuova, aria vecchia _
fondamenta ed asse portante
Monolite
è boomerang che accade appena lo lanci
Strano, non è stato facile. Eppure facilmente è andato
Dimmi per quanto ancora dovrò smozzicare pane
prima di sbranarti
Tutti pensieri a sprazzi qua e là li spruzzo e spargo,
valichi di carta accartocciata spiegazzata appallottolata
Ma arriverà il tempo che i passi esauriranno il fiato
per faticare quel non senso che abbia un senso a completare
il nostro mosaico di sassi.
© ore 7,11
L’ingiustizia prende forza dal gregge
(Injustice takes strength from the flock)
Tra indaco e magenta
l’incedere _
non noto gravità
non la sento
Vagano più che andare
docili inermi braccia pendule,
abbandonata ramaglia
a quell’aria tenue indecisa
se respiro o brezza
i n t o r n o
va l’inerte, e il niente
lavorato all’uncinetto
s’aggiunge e si trasforma
a mano a mano
colto dal primo azzardo
del piede
a l l o r a
s’accatastano traveggole
nel fienile delle idee
e indomiti desideri
scesi su questa terra
amano ancora l’Aratro
© ore 7,28
Nella nebbia di primo mattino
luce sonnolenta in coltri s’insinua _
indugia, scosta la fretta
le tende
Silenzio non profana
mi sceglie e profuma
Pacato Interludio
narra oltre mille parole
senza scalfire confini;
accumula plurali diafano Tesoro
istanti d’acini d’uva
Accogliente penombra
è il suo Respiro nel mio,
accordo frequenziale
che spegne e accende le ciglia
fra anfratti senza patemi
io e lui _ lui ed io
sentirci l’ascolto, essere, esistere
E quel Momento
… che m’avviene e m’avvera …
per sempre m’appartiene fuggitivo
© ore 6,19
Sono echi scolpiti nella roccia
sabbie che l’aria lievita e distribuisce
agli occhi della vita
È l’alito della madre terra
dondolante al sole delle nevi
d’una selva profetica
Racconta
l’onde tramandate
i mari e i cieli e l’esistenza antica
la Voce
che non fiata eppure senti
fino all’ultima goccia
di domani e di ieri … oramai svanita.
© ore 7,26
Sfocato maniero
quasi una stella di natale_
nelle tasche
non può mettere le mani
è lì
pare da sempre
con addobbi e ragnatele
al ludibrio dell’aria e dei quark.
Secondino lampione del mio andare
custodisce e accompagna
vocalizzi di scale
/ corde con lo spacco eclatante /
© ore 8,14
Avrei voluto oggi una cuccia di sole
tra salite di marmo lì alla cava splenderti
Il rito del nostro sempre
divenire pensiero tangibile, carezza
palpitante, immaginifica
E a ritroso riprendere da quel sorriso:
dall’ultima rosa che visse … viva nelle tue mani.