Categoria: poesia

Di sole e di glicini

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Non asciugarmi le parole
che ti compongo,
colorale invece della Tua voce —
le nostre lingue in un nido d’incontri
a coordinate lussuriose

E sia la nudità a vestirci
arco di un arcobaleno che nel ventre scocca
illuminata gioia

Io amo il mio pescatore
le perle voluttuose a unirci
fra foreste di carezze che l’inverno non decresce
anzi fiorisce

e complice s’adopra e ci attorciglia
dentro una capanna di sole e di glicini

@ ore 8,45

Il dubbio

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Non posso esimermi dal dubbio,
dal dubbio che si moltiplica
in riflessi
obnubilanti

e sulla soglia del destino
filo il mio silenzio
cercando tra le maglie
almeno un’evidenza

incastonata

@ ore 9,00

Vaghe certezze sul mare

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È virgola nel palmo

Gocciola
e rimanda a piccoli diamanti
in segno di collana,
a ultra violetti sguardi
a fiaccole marinare

Lumeggiano pensieri

Io mi volto verso l’acqua:
troneggia un dinosauro,
ha lungo tronco e collo alto.
Su buio litorale a guardia
pennella luce bianca

inquadra una piccola barca

vaghe certezze sul mare

@ ore 7,45

Strane lontananze

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Stava il dubbio
tra allodola e usignolo
come il grillo alla cicala,
per l’ora lesta o tarda
su per la scala.
La tromba incredula
forse non avvezza

all’usanza

L’ansia ha frastorni audaci
il cristallino annacqua
affissa attorno a un tavolo
a scorrere la strada,
ma il borgo del presepe
affascina

strane lontananze.

Ci sarà gente.
Gola che prende e rilascia
muschio e luccicanze,
e anche un volo bianco
a dar materia all’aria

trasmigrato dal tetto
di una stanza

@ ore 7,50

O s s e s s i o n e

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Quando uscirò da questa veste
forse sarò aria
o non sarò più niente

o m’ingabbierò
nell’albero e nel fiore
in qualsiasi altra forma d’esistenza
odiata
amata
maltrattata
indifferente
pietrificata pietra.


Potrei divenire mare
o cielo
non sarebbe male
comunque
in qualche modo essere

e il corpo che mi tiene
non avrebbe più il pensiero
di guardarsi e non voler vedersi
credendo
all’Ossessione del suo dentro
d’essere giovane sempre

@ ore 7,00

Un lupo in fronte

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Ho un lupo in fronte che ulula alla luna
su una rupe scoscesa …

… scosciata
la coperta bruna
si distende
nella casa del bosco.
Il tuorlo di un camino
carezza e illumina.
S’intersecano fuori
al largo del tepore
viali d’autunno
che pure nell’intreccio
ledere non possono
i sogni e i desideri
dei frutti maturi.
Inducono anzi
ad assetate vendemmie
/fossero ultime o penultime/
a coltri poi dormienti
che ritemprano lobi e cuori …

… a tutti i possibili risvegli dei giorni
finché il respiro ha nocche per bussare alle porte

@ ore 7,00

Chi e cosa a Chi ….

… schiuse le labbra arse
s’intridono
al colmo del sapore
rapite,
scese dal sogno alla terra

Tutto è nell’Avvento.
Lo annusano, lo sentono.
Ne carezzano pori e interstizi
godendo del sublime …

…. dopo esser state
lussurioso Dipinto,
fonte di prosciugata estasi

e

del Maschio la Femmina

@ ore 7,00

Controllo bagaglio passeggeri: Un funzionario a Ponte dei Molli

A precipizio la corsa, l’affanno
il fermarsi un attimo per recuperare aura orbitale e acqua fresca
prove dell’ultima cena su azzimi incrociati
a trasversali lente iniquità di turni raccomandati

Il foglio disponeva:
Un funzionario a Ponte dei Molli

In punta di gesso aveva scritto l’ardesia quando era il tempo dei banchi.
Ma allora le banchine chiamavano a funzione peculiare l’indice imbrattato
dopo anni giunto ai bagagli doganali, a motto e dovere:

1 Kg.di caffè non può passare

Intanto che passavano invece
casette diplomatiche a dimensioni varie
occultati segreti in legno chiaro.
Dichiarati masserizie, abiti e cose a uso personale.
Erano esigenze altolocate
che andavano e venivano a necessità continua.
Pensavo senza divieti cerebrali
ad archi e frecce nucleari
a opere d’arte, e a quella neve bianca
che non scende giù dal cielo e non splende col Natale

Io armavo le mie dita per procedere …
e sempre la stessa voce mi sparava il privilegio in faccia:

-Lei non sa chi sono, che ho il potere di lasciarla a piedi!

Scoccavano monocoli insaturi affacciati su sorrisi patacca
urtando i miei timpani impotenti

Breve Incontro °

Treni
in chiaroscuro a sera
scivolano fumanti scie
lasciando garze di nebbia.
Nel bar dell’altro Tempo
fu quel Breve Incontro
a sbocciare desideri,
la vita da sogni impossibili,
da cappotti freddi
e disabitati

Cimeli
l’Anime su quelle vie,
meditano
iniziando dalla fine.
E piene d’emozioni
scorrono
quando il Ponte racconta
di arrivi che partono
per sempre

Pallidi
volti i restati lampioni,
legati da segni segreti.
Lo sguardo li custodisce
per non far capire
i risvolti delle sere
le piaghe in un sorriso

e quanto sangue costi

rinunciare all’Amore

°
Liberamente ispirata al film “Breve incontro” (1945)

La Tua bellezza più bella

Chi sei
rosa nella neve
indecisa tra cipria e perle
°
°
°
Loro non ti domandano
eseguono
°
°
°
Bianca la cipria
della neve
bianche le perle
intirizzite dal freddo
°
°
°
Eppure
anche col capo chino
emerge
la Tua bellezza più bella

@ ore 7,30