Autore: Maria Pia

Un bacio fra i capelli°

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Tu
che più non sei nel Giorno,
e per Me
mai stata il tema
che si scrive in classe
solo il dì
di festa

intenso ricordo mi rimani
ma non basti.
Inutile cercare
e credere di ritrovarti
ovunque posi il bello
l’intenso
l’ancestrale
l’aria

la conta della rosea fiaba

Ti voglio
un bacio fra i capelli,
quella parola
a una caduta dirmi …
… tranquilla, non è niente

La rosa è dolorosa ora
che la porto al marmo
a un sorriso incorniciato

No
questo nuovo dirti non mi basta
e come Ieri ti vorrei ,,,

… ancora e ancora

°
A mia Mamma

A Bisagno°

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Ciao Aldo,
dopo tanto cercarti
sei riapparso:
s t r a n o
come le cose importanti
si diano per scontate,
fiori di campo su alveoli e strade …
che proprio non avevo pensato
d’averti cancellato

-proprio tu-

che da guerra mi sei pace,
profumata onestà.
Con quel cielo
un po’ imbronciato
cui ti affacci
e dolce si fa
fra le braccia del mio sguardo
senza mentirmi.
Giovane
pensiero grande
assiso
solitario
su di un Tempo ormai scevro
da clessidra e sabbia

Forse sapevi
di quel guado accidentato

-se non dove e quando-

che non saresti mai invecchiato

°
Aldo Gastaldi 1° Partigiano d’Italia

Intanto che il melograno canta

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Volge il volto, prima o poi, a bilanci.
Non volevo
ogni giorno saltavo nell’altro
da anni

Era presto/era tardi
ero Io
tra dimensioni pilastri
a reggere
spartiacque di mani
la forza nei capelli
lo spazio in un ventaglio

[
mentre mi si
emulava ed emula
perfino …
t r e m o,
e lo si espande e stende
in ferite al sole
q u e l l e
nel rosso cupo di un tramonto
che per prima stesi
]

Ma irrilevante è la ceralacca
sui cammini,
ognuno
legato a uguale destino.
Tutti si accendono e si spengono
in un piccolo fuoco di vento
anche se l’apparenza
è immensa

Intanto che il melograno canta
e la tristezza ha gli occhi nell’acqua
ogni passo annullando

di prima e di sempre

Trama

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A fili di luna
cucio i miei sogni,
da incongruo a logica
ne dipano il computo
e Sono

… nell’altrimenti
che torno
in quell’avrei voluto
a occhi aperti
profumo della mia stoffa
fra le mani giuste …

ordito
dei Nostri attimi perduti
in faccia ai giorni

trama
che non ha più buchi

Soldatini

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Siamo come “soldatini” di legno a cui qualcuno, munito di chiave, ha dato la corda con un numero di giri variabili a seconda di un senso imperscrutabile;


nei paesi industrializzati il legno può essere sostituito da plastica e/o metallo, e la chiave da una pila “duracel” e/o ricaricabile, sempre a seconda dello stesso senso imperscrutabile;


il terreno dove veniamo piazzati fa il resto completandoci e sostenendoci fino alla fine della carica di corda e pila;


Capita che ci siano anche soldatini che decidano/optino per il “faidate”.

Chissà …

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… se immagini
quali segreti dissetino una borraccia in pieno deserto
quanto sale contenga la piaga mai spenta
e di quale sole bruci il composto del cuore

… se sai
che anche l’amaro può essere dolce
a volte
un altalenare lento tra due punte rosa …

… rosso cinabro in altrove

Appartenerci

Raffinato
questo sentir la sera
dopo che l’acqua
m’ha baciato il corpo
in fiocchi di carezze,
e il respiro Tuo
si è mescolato al Mio
sgorgando dalle nevi
un fiume caldo

Sfiorarci il nostro modo d’essere
ciò che resta del tatto
ma l’odore
dagli scogli evade
supera i mari

ed entra nelle valli

per appartenerci

Anemone

L’armadio ho pieno di sogni
un abito per ogni stagione
caro recinto di tanti ricordi

i più antichi
Io guardo
li sfoglio

.. e qualche anemone nuovo …

ne ausculto l’odore dei feromoni
rimasto a segnare caparbio
la forza del territorio

Del giorno mi spoglio

Per la notte parto.
Sarà lungo il viaggio di luoghi in non luogo

Del giorno mi spoglio a chiusi occhi
e del salto nemmeno m’accorgo

sono dove non sono

Oltre il campo delle spoglie
nell’illusione dei volti
e delle storie

tutto io posso

Non fioriscono meriti né colpe
mi concedo il sublime e l’abietto
scompongo e compongo l’eterno ritorno

dono e prendo la vita

uccido la morte

Corolla d’erba

Oggi vorrei
essere stoffa di raso
addormentata a seta.
In essa svolgermi
e compiacermi
il settimo giorno
che ti sento

Sciolte le gambe fra nuvole rosa
godermi il picco caldo
trascendente,
i sensi protesi al mare,
sazia e salda
corrente d’un ruscello
oltre pietre da strada

E sulle valli dei miei Avi
raccontarci delle estati passate
ancora nel presente,
ricordo che passeggia
la fiaba vera

finché luce non muore
sulla Nostra corolla d’erba