Autore: Maria Pia

Matrioska

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Di rintocchi vive
Il Tempo,
nelle tonalità sonore che sprigiona
dall’armi e dagli umori

… la sua vulva rossa …

fiumi muove e bagna porti,
a misura e consumo

Nostra Matrioska

Orgasmo

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In chiave di
VIOLINO
taglio l’aria
a questo caldo spesso
insopportabile
e …
a me stessa
DO
SI
DO

divarico le ante
lato a lato
MI
assottiglio
per entrare
e rinascere
dentro l’altra parte
specchiata
senza ricordarmi
dell’afa
e …
FA
questo tuffo
immenso
il meglio dell’ ampliarsi
ruggito di cascata
rinfrescante
per conquistare il
RE
la sua nube impazzita
d’ogni goccia d’Amore

e lo vive
LA
Mora
fumante
inebriante
sparo evaporante
miriadi d’atomi
a dissetare
dappertutto baci
e àncora ancòra

SOL SI RE
FA LA DO MI
per restare
esplodere
lucciole fini
DIESIS
su rami avvinti
inebriate conchiglie
libero volteggiar
di sciolte chiglie
tolto ogni freno possibile
dalla rupe che trema
lo sguardo
nei cerchi sgambettanti
chiudersi e aprirsi
avvicinarsi e allontanarsi
sbocciata
alla frescura ampia
in sguazzi di goduria
febbrile sinfonia

SOL
per tornare
e venire
zampillata
acuto supremo
nell’ abbraccio
voluto e voluttuoso
del Rapace
color
girotondo arcobaleno

e poi
languido
BEMOLLE
MI
sia
ultima carezza alla tastiera
defluente
nel bosco dell’acqua
assimilata

tra seta e ciniglia la mia pelle
appagata


prima di rientrare

La baia dei Tuoi occhi

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come quando
sterzi e schiaffeggi
le curve del mondo,
ogni spunto di scoglio,
ogni parte del corpo.
E i passi tornano malinconici
a intuirsi sulla corda più inconscia
dell’orizzonte

Schiumano sale
i non vedenti volti e l’acqua dolce,
matematiche equazioni
gli Amori irrisolti
riversati su braccia spoglie

Inutili
l’umidore dei colli
l’audacia sognata
la luce sperata in un faro nella notte

/la baia lontana dei Tuoi occhi/

Duello col sole

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Algida polena attracca un gelato alle labbra.
Gracchia l’insegna metallica all’afa
puntella silenzi nell’ora gravida
per l’aria che vibra sfocata e sospesa
fosse in autostrada o nel deserto

Manifesti penzolanti stanno impiccati
ai quattro venti, sfioranti
le quattro strade di un’isola calda.
Il posto s’è strappato al cinema dei preti
ai bimbi brulicanti d’altre epoche

/è un duello col sole
l’attesa /

il tutto che tace eppure dice
a chi vagando tra quelle vie
si ripassa le carte in capitata estasi
e la sua ombra aggiunge sopra i muri
del paese
fra i viali d’arance selvagge
sui pendii sonnolenti
su campane dal russare lieve

e Io
affacciata a un balcone acceso
da qui a vincere rotaie

s o l a
t e n e r a m e n t e

a presagire la solennità del mare

Delle cose e dei segni°

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Di fragilità forte
t’impregni …

… e così
t’imprimi
nel mio sguardo
caduco
nell’umore del colore
fino al bianco e nero.
Chi sei tu ora
se non una foglia
o eri seppur qualcosa
a presenziare
l’aria
a sfaccettare gli accenti …

… delle cose
e dei segni

°
vedere sezione immagini
foglia a Colori e in Bianco e Nero

Passi

Andarono i passi sulla neve,
blandi tonfi sprofondanti
uno diagonale all’altro.
Bianco nel bianco
l’Orme
lasciarono la loro storia
al breve prestito

Potesse la notte
non consegnarle al giorno
e semmai
con le sue ali nere
condurle
sulla cima del più alto
dei monti

fra ghiacciai di silenzi
che tutto conservano
a un fiato dal cielo,
ma sotto un sole più morbido
attaccate alla terra …

… e su uno spazio un po’ più oltre del Tempo

Appartenenza

Apro
ed entro
dentro quelle note che solo Noi sappiamo

Il treno vola e i pensieri
l’acchiappano.
Tornano
più veloci dell’attimo
dove siamo sempre restati

/ Appartenenza /

mi sussurra
una lacrima scivolata
di soppiatto
da un canale stretto invano.
Poi se ne va su Roma capitale
senza che nessuno
veda o sappia
come s’uccide il pane
e si decapita l’acqua


pure se la fame arde
e la sete scuoia le corde vocali

Nel Profondo

… tanto
i giorni sono foglie
di pasta che si sfoglia

dillo
a quel momento nel parlarmi
solo
al fianco tuo l’Insieme
a scorrerci
rossi papaveri
dondolanti polline
verdi colline
nell’aria mossa

e la Tua mano
sulla mia
senziente rotula

a pennellarmi

andando nel Profondo …

Dalle stanze grandi

Non dimentico
e volto all’estate vaga lo sguardo sull’erba che infoltisce
ed ogni volta è dato nato fatto
di ieri che all’oggi porta dubitando

Volano gli uccelli liberando il canto e l’ali vispe
nuotano alto
in parallelo alle squami basse
tutto è così sveglio e illuminante
anche se il torpore cresce
e lo sbadiglio avanza
dolce
ineluttabile
fra corolle e vento caldo
da terra e mare
facendosi cullare

/e a questo è da pensare
al momento nelle mani/

non alla veste dei castagni
che per primi spoglieranno
per la bacchiatura ingrata
e il destino unanime
né alle foglie accartocciate
o alle accartocciate
scheletriche anime

che forse ancora pregano portandosi dietro l’eco
e all’altre lasciano la speranza dalle stanze grandi

Dentro di Me

La pelle

d i s o r d i n a m i

siano le Tue mani
disciolto miele

f o r t i

a scorrermi
la voglia
di prendermi
con il cuore e con la mente

l’ archetto unito sarà alla sua viola,
le dita
a farmi
ogni tasto una bocca
assetata di Te

che io possa sentirle
ancora e ancora

… e di più …

tutto sentirti dentro di Me