Autore: Maria Pia

Sorso di voce

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Latteo stelo abbevera giglio

Ha cadenza speziata
la lingua che trema sotto il balzo dell’arco
una tacca di sole

Parlarci la notte senza ledere l’ore,
nel nido che accoglie
fragranze da caldo dipinto.
E versare nel bicchiere dei giorni
qualche sorso di voce
non nuoce ma è assioma …

… che stacca da nude stazioni

Di masse e minoranze

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Il POTERE ha potere sulle mandrie che gli ebeti formano seguendolo e consolidandone lo sporco gioco. Ad esso sottomettendo la mente, il corpo, e in via di fede … pure l’anima.


Il POTERE , oggi, non ha un solo vertice, ma “cime tempestose” con la faccia dipinta da depositarie di saggezza. Quando invece sono monti puntiformi che in nome del dio denaro e illusi d’immortalità si coalizzano tra loro per sottomettere le masse.

C’è però una minoranza, che pure se privata dei diritti morali, sociali, civili, etici ed ecc. nel CORPO (perché appunto in minoranza) … rimarrà per sempre PADRONA ESCLUSIVA della sua mente e quindi libera di pensare e credere quel che le pare e come le pare!

Il Tuo fiore

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Aprimi
ti prego aprimi

e torniamo a ieri

Prima di quel sangue sul selciato
a memoria ancora vergine
su quel verde prato a ferite che non fiatano
nel mio porto di cristallo navigarci a gonfie vene
tenerezze estreme con il rosso intatto

bacio dopo bacio

/il Tuo fiore a sbocciarmi fra le labbra/

Sgorgata

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Arrivarti nitida

a nuoto di cielo
naufraga da un mare
impiumato
col mio secchiello d’onde preferito
per dirti … senza dire
ciò che nello sguardo è scritto
e non conosce fine

chiederemo Altro
e al Nostro scrigno segreto
doneremo
fiati d’una sinfonia

labbra a labbra
il percorso delle mani

/là dove carezza la saliva/

Trasparenze

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L a s c i a r m i
andare schivando ogni scoglio che imperversa …

… dolcemente scivolare
fra amarene rosa
bilanciando trame strane,
l’ordito nella testa
intrecciato ai nostri cuori
profumati
d’intense trasparenze

Colonne oltrepassare di ieratico Ercole
mari e monti
fisiche resistenze …

… abbandonare questo corpo
e riprendermi il mio d’un Tempo
per donarti quel che ero

e quel che sono dentro

Doppia Danza

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Si lavavano
a cenere e acqua zuppante
di montagna alle campagne,
a forti gomiti e mani arrossate.
Raccontavano le solite cose
storie tramandate
tra grossi sassi
intanto che l’eco gorgogliava
in canto

Passarono poi alla presa
di pozzi e lavatoi
fino al cuore delle case ataviche
e sempre si lavavano tenaci

… le lenzuola …

lento progredendo il Tempo,
un mare di bandiere bianche
un po’ qui un po’ là.
Insieme
sparpagliate
su cortili di prati e terrazzi
ai seni dei balconi
sotto occhi di finestre
a salutare transatlantici

Tutte sventolavano nell’aria
libere attaccate alle mollette.
Amavano d’essere Raccolta,
a fatica evaporata ripiegate

… in doppia danza …

Flusso

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Un dito in plenilunio
inginocchiati gli altri
a monito
a benedire
a redarguire

dalla spiaggia del mai
dalle colline del non sempre

con il quando madido
filo di selciato
appeso

e un cielo contundente

Organza

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R e g a l i

corolle incoronate
su acque visionarie
fra verdi plateaux
se ne stanno

n i n f e e

le traduce un velo bianco
l’o r g a n z a
liquida del prato

Forse una lacrima troppo grande
che cerca solo pace
sotto un tetto di panna
in silenzio a piovere
neve ricamata

Epidermide

Ha luce speciale,

profuma

nella testa e nel cuore

d’una fragranza

magica                                                                                                      

u n i c a

particolare

epidermide

di Noi

/l’essenza di ciò che siamo/

E  Io sto lì,

appesa a un cielo,

dentro la Tua porta

accolta.

I Tuoi colori

splendo

palpito

quando mi guardi e scendo

a germogliare passi

assieme a Te

Lacuali

Pascola la notte
su buie colline

Mistero d’intorno
cupo fluire

Chiusi in un sacco
premono
perenni momenti:
un ladro li ha arraffati
sulla spalla se li porta

nella pancia d’una pietra
è il covo

Assolvermi almeno un poco
per assolverti e tornare mondi
a nutrirci d’accordi

a scivolare melodie
sui Nostri corpi

l a c u a l i