Autore: Maria Pia

Ruggisce il Silenzio

~ ~ ~

È savana d’acqua oggi la darsena

là in fondo
giraffe nel loro acciaio glaciale,
alle banchine
sonnolente barche
bianche lance riflettono
oltre se stesse

ruggisce il Silenzio un bottino scarno

il cielo indifferente
si specchia su quel liquido sale.
Chiaro contiene un respiro
ma lo lascia

al grigio che avanza

~ ~ ~

Dà il suo ruolo la Notte

S’alza, Lei scalza senza dire,
il silenzio la fascia
nel coprirsi.
Cauta tenda chiama
luci di strada,
qualche macchina vaga.
<Sa> di lenzuola
sonnolenta città

Si svolge sui colli
Presepe di verdi ombre:
piccole case,
un brillio a dipanare
il mio chiamarlo Natale.
Poi tramonta
per il sole che sorge
e nuovamente s’addorme
finché vuole l’appello a esistere

Bello l’Inverno
quando ha il freddo più freddo.
Custode è dei corpi,
degli alberi che vestono,
di quelli spogli …

… a ognuno dà il suo ruolo la Notte

POSSESSION

…  eccoci

a cavalcare il sogno,

a farlo:

di Noi stessi a farci,

pienamente Soli

sotto un’ ardesia d’Amore …

stringimi  

che il respiro stenti

e fame  avrò più  della mia sete

se mai fosse  possibile

spogliami

dolce e maschio,

sai che godo a rivelarmi

al viaggio del tuo sguardo

marchiami

a saliva e a carezze

che di tensione vibra

la voglia eretta  

… e  m’inarco,

le cosce allargo

voluttuosamente dannata,

in ogni goccia di vita

arresa

alla Tua possessione divina 

FINO ALL’ULTIMA GOCCIA

Cingimi

fa che le Tue braccia siano dolce sciarpa
e io non respiri altro che il Tuo respiro.
Cuore quel bacio … tra Noi

i passi sono note
per le mani che s’intrecciano,
conducono
dove tutto resta fuori
e della sera e i suoi lampioni
fanno liquida notte

Toccami

passami con la lingua e con il ventre
ovunque ci sia percorso d’umori,
su cime di neve impressioni di colori,
fra cosce senzienti a dischiusa alcova …

… affinché io possa assorbirti fino all’ultima goccia

Il suo volto

Chissà
se l’inaspettato
ripeterà il suo volto …
… e la pioggia bagnerà
i nostri sguardi complici
intimamente intensi,
elettrizzanti d’emozioni
in quell’angolo incastonato
fra la gente

Avevo dimenticato
quanto sublime fosse
l’insieme degli istanti: veri, caldi.
Come eterni,
timorosi di lasciarsi

E al bacio sulla guancia andò
il reiterare,
al tocco delle mani
l’indugiare,
al dovere lo staccarsi …

… mentre una scia di pensieri
inutilmente si rincorreva
affinché i corpi
non si staccassero dall’Anima