Autore: Maria Pia

Feluche

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Di rosee feluche scriveva
sopra l’acqua scura –
e il disco rosso in cielo
placido ne cavalcava
l’ali distese

qualche baffo di luce vogava
verso la linea retta
o ribelle s’attardava
con sbuffi d’onde matte
schiaffeggianti gentilezza
alle banchine
del mio molo lungo

In fondo sorrideva una preghiera
su quei cuori dentro il petto unico

finché nell’inchiostro pieno
non balzava
– d’un tratto – l’avvenuto tuffo
e fiaccole superstiti in silenzio sussurro
non sfociavano da vento debole
– disciolta – madreperla su guance
non vedenti

Corolla nera
nel paese delle ombre appese –
a ogni angolo e anfratto
il richiamo che spezzava
e doveva rincasarci

Là dove la notte ancora salpa
i nostri passi impossibili

© ore 7,30

Il Nostro Tempo °

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Incerte
non parevano
le foglie
di quell’autunno
anche se tremavano
e cadevano
e non c’era vento

Noi le trapassammo
mano nella mano
senza né sentirle
né vederle

niente valeva il Nostro Tempo
che veloce se ne andava

°
Vedere Sezione Immagini: Il Nostro Tempo

© ore 7,40

Degas

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Soffiava

sussurro di zagare sul mio collo
speziato
sui miei capelli fluenti
si tuffava nell’aria la gonna
ampia
l’odore della menta maculatosi
d’ambra

ERA

e lontana
attraccava l’altalena
corde di cocco
vela sul mare in volo
bianco sorriso
sull’onde dolcemente
scarmigliava
scialli danzanti crinoline
Degas
dal pennello gaudente

Ispiravano

– verdi campi di papaveri
germoglianze ° sotto un sole audace
scintillante nell’azzurro letto
di voglie vermiglie –

poesie in piena

L’Universo aveva sete …

… e Io tutta mi lasciavo bere

inchinando le ciglia

°

Mio neologismo

© ore 7,40

La siepe

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Cosa resta dei piovaschi alla terra


– a loro appartengo –


che poi si spengono sotto i rami inclinati
del verde e del secco

per riaccendersi al volere del cielo

e torna la siepe
al suo infinito
senza averlo mai perso

© ore 7,30

Il bacio

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In vicolo “bacia donne”
col raccolto di ieri
la baciasti domani

Ne veniva da insonni notti
vagante giorni
dentro nero velluto
i suoi occhi due stelle
solcarono mari
superarono ponti
miliari pietre a nudi piedi

ma – premura colse imperterrito
impegno e il plurale mozzò a quella
insegna barocca – prima di sgorgarti
impetuosa sorgente

una donna


una bocca

© ore 7,43

Quién sabe

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Ti guardavo
d i m e n t i c a n d o m i

Quién sabe

Balli?
Tutte le mie note?

Lucida
è la sala


grande risplende
la notte

Tu

che dal palco scendi per Me

© ore 19,00

Diktat

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Quale la ragione?
Domandò prima di noi

Se mai ci fosse un tempo assieme a questo
scandirmi
paesaggio interiore
che muti e trasformi simile – ma non muto – fiore
e scalatore

e me
tra pollice e indice un poco raccolta
ciuffo di terra mossa a radice

Troppo sommerso trotto, l’aiuto chiesto ai sensi, alla ragione –
al mistero delle catacombe
col sasso tuffato in cerchi senza fondo

‘sì che preziosa è l’ora d’aria sul balcone

per un cuore a due volti

© ore 9,23

L’acino

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Valgono i pensieri almeno un poco?
Li conti tu?
Sì, fino a dieci.

Lei approverà dalla sua bara
l‘incommensurabile strapiombo del -può- essere.
A lume ardente
altro.
Ora che gli sguardi le accarezzano i tramonti
e il tempo abbassa aste alle bandiere
oltre l’Amleto.

Volse così colà
il desiderio, vero.
Nulla potendo contro Re Tremore

Cadde castello

bada b u u u m!!!

In un attimo.

Ma l’acino d’uva scoppia in bocca
al morso giusto
altrimenti si schiaccia


oppure resta.

Assaggia

Tieni
Assaggia

Viene dal Rinascimento

È buona

Ma se anche fosse illuminista
sarebbe uguale

Ti pare?

Il bruco dietro l’angolo ignora

© ore 8,00

Disubbidiente ai polmoni

Com’è che appena mi volto
già ti penso in tondo

il Tuo respiro trattengo sai
nella bocca come fumo puro
che poi mi sbotta
sfuggendo al mio controllo

Io
disubbidiente ai polmoni

© ore 7,20