Autore: Maria Pia

Il sogno della cenere

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Piccoli passi piangono, piccoli passi ridono

in dissolvenza nel silenzio più silente
timpani scattano improvvisi
sanguigni tanghi, rose e tacchi –
non facile capire balere fuggitive
selve di cotone con sorsi ammuffiti

Mansueto cresce senza pietose mani
vellutato sudario


Accanto alla polvere – su canterano poggiato –

il sogno della cenere

© ore 9,00

Rimembranze

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S’irradiava
da picco a picco
rimbalzava
solare

intorno
dorati getti
spargeva
sfumando muschiate criniere
e i profumi crescevano
su prati in fiore
sguainanti spighe splendide
nevischi di spore

tutto un gioco
acchiappare e prendere il nascosto
nelle diurne ore
scintillando il pelo

la notte
in specchio al cielo

© ore 11,11

Fra neve e fuoco

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Si passeggiò a quell’Ora
quale non importa

La gente in embrione –
Noi affollati nel cuore
fra neve e fuoco
tramonto e aurora –
in bilico ai giorni
alle strategie degli ordini

Ci voleva
il corpo
con Bacio profondo …

… bypassando
convenzioni e mondo

non indugiammo oltre

© ore 9,36

Languida

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Passione o noia – confortevole noia –

mi vieni e mi vai

il rischio e la gioia
respiro che fuma
fumo che sfuma
tre giri di perle

momento d’un giorno …

… l’averlo vissuto una guancia da sola

restare convoglio
quel cammino ferroso
luccichio d’un sogno
pianto graffiato sul volto

bucare e passare di notte …

… la vita nelle Tue vie

riempire il mio vuoto


angolo sempre più buio

anche dopo

bagaglio che merito – e voglio –

© ore 10,03

Il salice

Incombere
all’imbevuto salice
in ogni sua lacrima

e ubriacarmi

condividere quel pianto silvestre
che ha altro colore nel sangue
senza i nostri spigoli, né orpelli
dalle troppe domande

A bocca all’ingiù
risalire
tasto per tasto
le dita su un piano
scampato –
tra toni più alti
il poco che vedo
dal fuori che guardo

Dedito agli elementi
chino ed esemplare
lasciato al suo stato
senza perdere il lustro del manto
sotto un cielo che torna turchino

non aggiungendo altro

© ore 8,58

Ai confini dell’acqua

Rivolo
dal deserto ne vieni
e io arsa
ti volto e rivolto
clessidra e mia ampolla
in culla di mani
accudenti

E scorrono navi
che sincrone ondeggiano
in cerca di oasi

nuvole rosa
piene di sete
ai confini dell’acqua

la spiaggia delle Tue labbra
a sorprendermi

© ore 6,59

Nati senza Patria

C’è
un perché
a trattenermi sulla via


a non desistere né a prescindere dal ramificarmi

i doni tanti ereditati – pure se non raccomandati
da etichette nobiliari, da nepotismo imperante –

è quell’insistere
di una tavolozza colorata
sospesa in mezzo al guado
che mai smette di dirmi
con voce non udibile:

Crea. Comunque crea.
Nasci e rinasci Te stessa,
ad ogni respiro che parte ed arriva
su treni senza tempo.
Sii utero nel tuo sempre, l’Arte mai si smarrisce
e rimane aggrappata alla vita
anche quando ignori il suo destino.

Non preoccuparti dei figli che lasci –
se troveranno padri e madri

… ché l’Esistenza è fatta anche dei nati
senza Patria
e del loro anonimo sangue

© ore 9,59

Su epidermidi di luce e passiflora

Scena prima – Paesaggio di neve violenta.

Non è facile entrare qui.
Ruote rutilano nella tempesta.
Il ruggito d’un nitrito è presagio.

Dove andrà a smarrirsi l’ugola che si tormenta
se non sul pennone del cielo più alto?

Ghiaccio prendici … e perdici insieme.
Io che sono Te
Tu che sei Me

Noi anime dentro un calice di petali.

Ricorda come si lacerarono le carni, il costo dell’agognato sangue
bramato
non posseduto.
Che furono le nostre Anime
a sverginare ogni singulto di vena
in perfetto concerto
avvinte
svernando
da sinfonie innevate
a infiniti letti caldi.

Lì quante volte mi hai presa
e quante volte ho ricevuto la Tua semina

O mio Pensiero ardente!

Le nostre lingue nelle valli più nascoste
in unica reale magia

Scena ultima ed eterna – Su epidermidi di luce e passiflora.

© ore 10,18

Artico e Antartico

Uscire dal tuo antartico
quando l’artico è il tuo cielo

Cercare almeno uno zigomo allo sguardo proiettato
all’alba tropicale di un pensiero

Era domani
e sarà ieri – forse –
senza l’instancabile presente
consumato

ardente lava che non vedi
e ti fa arcano assetato vulcano

Fingere di non sapere
quel pochissimo sapere
obolo semmai concesso da un eremo di quark
a opposti estremi

Fingiamo sì, fingiamo assieme
anche quando secche e sussultanti si piangono le spalle
senza il precipuo calore che volevi

intanto che la pioggia viene su occhi
di cieca tempesta
e l’aria si mescola a ombrelli fantasma

per far ombra agli impermeabili

© ore 9,00

Cime Tempestose

Amore

dai spogliami,
a mani sudate splendiamo
ché il colore nei capelli è tornato
e le labbra brucano voluttuosa carne
tumultuoso letto
acqua piena di semina

Mio Dio prendimi
con la felicità nel grembo –
fa’ che di Noi
risorti ad ogni affondo

non resti più niente!

© ore 7,30