Categoria: poesia

Svestita anche la Notte

Madido legno
dal Tuo tronco
magico
emani.

Su e giù
per monti e mari
il mio continente esalti
silenziati gli stivali
n u o v i
dimentichi
di ieri.

I nudi piedi mi baci
volente il desiderio
sulle piane bianche
dalla grazia in fiore.
L’arresa delle coste
calda fragranza scorre
scivoloso intreccio
nelle nostre bocche

svestita
anche la Notte.

@ 8,00

.Piove.

Una Nespola di cuoio
sulla zolla si sparge,
rotola e tace.
O p e r a il Vento
quando al basso succede,
da baritono si espande
in tenore che taglia

Anche Lei aveva fiato
e note
dal profondo al soprano.
Ma l’ugola
che corde ha messe
all’angolo
per troppo
preda è del rauco
e madre di domande

… figlia …

dove sia emigrata
la sua gola ampia e cristallina,
incipit di una non fine
che brividi perde
d’acqua

anche dalla pioggia che cade.

@ 7,59

A Sogni Spenti

Si stacca la Tradotta
da sfocati pontili
a sfioro d’acqua
pare vagare senza meta
quasi sospesa
la ingurgita la nebbia
lascia fazzoletti bianchi
farfalle nello sterno
piccoli pezzi di pane.

T r o v a m i
dove non sono arrivata
lì sarò ricordo
ad annaffiarmi le palpebre
avrò la fronte calda
incosciente
e Tu lì ad aspettarmi
col sorriso strappato
a un sipario.

Da qui starò a guardarCi
a fianco ho quel portone
severo
pesante
che quando lo passi
usa raccontarti
la storia di una busta
vuota e sola

di come s’imbucava
a sogni spenti.

@ ore 7,30

Il Processo

Cosa ho seminato sul mio cammino
oltre ai sogni e alle illusioni
se campi di pietre mi sono testimoni a sfavore.

Nulla m’importa di una Corte d’Ingiustizia
che mi punta gli indici contro
non guardando ai propri figli
così parziali e ineguali fra sangue e ossa.

A Porte Chiuse è il mio processo interiore,
la mia condanna esemplare per aver creduto all’Amore.

@ ore 8,14

Campi di velluto

Trovare il modo di raccontarmi il giorno
lasciando note al sogno.
Dare giustizia alla ragione, almeno una,
di tutto questo stordire che percuote
e non accetto.

E arsa piango
dei fiori le fattezze
i campi di velluto
la malinconia struggente d’ogni raccolto insieme
qualsiasi altra cosa abbia respiro inconsapevole
che possa assaporare il frutto
quando il mattino avviene
a farsi notte ancora e nuovo essere

..

perché paura ho di perdermi.

@ ore 7,33

Sentirmi

Da quanto non tornavo
viva
visibile
vera
uscita dal mio guscio

Le gambe
i polsi
il volto
ma soprattutto gli occhi
a posarsi
su di Noi
a ritroso

.vuote le tasche.

Luogo a luogo
s e n t i r m i
fuoco e ghiaccio
e tutto nascondere
con parole sfuse

e un sorriso di plastica.

@ ore 7,10

F i e r a

S’ode dall’alto
il volume del trasporto.

Forse è il tuono
che succede al lampo
s f u g g i t o.
Ma quest’odore parla chiaro
all’ intuire,
è verità sublime
che mi fascia.

Godo ai primi brividi
a salire
a quella voglia di tana che mi prende
F i e r a
d’essere così rimasta
sotto la coltre
arata.

E gli argini cavalco con le tempie
mentre Tu mi abbracci

con le mie stesse braccia.

@ ore 7,33

La Noce

Ho crisi d’astinenza
mania d’onnipotenza

Mi fuma un calumet
insano
dentro il cervello

<La voglia di una Noce è tanta>

Guardo sul mio palmo:
tolta dal suo mallo
e così sola,
il nocciolo legnoso
nel segno di due valve

<Tra una morsa l’apro>

In fondo è tutto lì:
nel guscio chiuso il Mondo
che basta un gesto e un morso
a farlo scomparire.

@ 16 giugno 2020 – ore 9,00

R o s a S o l i t a r i a°

… dal rosso tramonto
p r o f o n d o
alto cipiglio
nel poco del giorno
non muovi
se non col vento
oltre le grate
che tengono
affacciati pensieri
da un chiostro

All’apice sei
del Tuo avvenire,
b e l l a
da non reggere
lo sguardo
chi ventura ha
di vedere
corolla
a formarti
carnale madonna

In ogni petalo del volto
le carezze di Lui
hai raccolto,
fra pioggia e secco
divenuta
I d e a

c’è moltitudine d’altre
nell’aria che vola

ma < T u > unica e sola.

°
Ispirata dalla “Rosa Solitaria”
pubblicata nella sezione FOTO.
(© 14 Giugno ore 7,00)

Come fossimo Due per sempre°

Quale meravigliosa perdizione
è al Tuo cospetto Amore.
Non bussa
… Lui entra …
e ti fa prigioniera.

Amami!

<così implorava il cuore>

annullami la pelle
scorrila
attraversala
che in ogni mia parte
ti appartengo.

Noi
in un sol corpo.

Io
che mora fui,
le labbra tue a bermi
il tempo di una svolta.

Tutta la bufera dentro
dove dorme il su e giù
del vento
e l’abbraccio s’intreccia
immensamente freddo
con la morsa della sete.

Ora

nella terra degli amanti
ti penso,
a gola tacita,
in appello di parole
sempre più sole,
e solo per i miei occhi ti conservo

tra le frange del mio porto
in una piccola miniera
mentre dolce mi guardi

come fossimo Due per sempre.

°
giovedì 26 dicembre 2019