Categoria: poesia

Che c’è … che t’ho fatto

Celandoti e celandomi
mezzaluna di tango
agli infrarossi

Lascio i miei occhi
a sventolarti,
Tu possa ricordare:
Che c’è … che t’ho fatto

Nella fonda sera pagaia
una rosa nuda fra le labbra
a mescolarci
l’impronta della mano

tra desiderio e collare

il Tuo incredulo domandarti

Parlarvi

Navigo/ a vita/ fra scampoli
di eterna giovinezza.
Dove sei /io che ero ieri/ e non domani

Guardo col vostro sguardo
e con me vi porto al viaggio di ritorno
nel morbido del cuoio che non vi lascia

siamo insieme ancora
gioie e incomprensioni nei guizzi del creato
sensi stessi e nuovi calzari

parlo alla Tua borsetta /madre/
parlo alla Tua camicia /padre/

ed entro in immagini liquide e fluttuanti
nella parvenza sacra fra una nebbia d’ali
fra ciuffi d’aria fresca disegnandovi

E …

sarà dolce ancora l’atto dell’andare,
l’attesa del momento, l’ansia sulla via calda
alla frescura che scampa … un respiro verde.
Alto quell’albero, amico di ritrovo
– le cime a immaginarlo il cielo –
che l’ombra sua mi dona, la scala sulla valle

/in nome della Tua voce/

chiave nel Tempo magico
eco sul mio collo
brividi d’estate
giro che torna all’anno

fra mie braccia vuote

La Luna si riempie

S o g n a n t e
c a r e z z a
cuscino di guancia,
la mia schiena
la tua veranda

Tu affacciati
col pensiero e con le mani

l e n t a m e n t e
d o l c e m e n t e
s c o r r i m i
t a s t a m i

in bramosia e grazia
la nuca
le scapole
l’Anima
l’arco che a te si piega
la scultura di esserti

plasma

Arrivami
in ogni spiraglio
sull’altre due guance
con la tua sete,
nel sentiero
dove pallida

la Luna si riempie

La febbre dell’Attimo

E sei ancora … ancora ci sei
che non ti muovi,
quando apro e chiudo finestre
per rivederti e toccarti
dentro e oltre i miei pensieri
quell’ogni tanto che posso
che poi è per sempre
se il sangue mi risvegli
e mi torni fluente

… d’onde e di sguardi …

i tuoi capelli a carezzarsi
mano nella mano coi miei,
brezza e spezie d’oriente,
Noi intrecciati a una strana corrente

I tuoi capelli di maschio
e guerriero
dalla pelle nuda
dalla pelle calda
dal sentire sudata
che praterie cavalcano
con la forza di Essere
tutto per la Sua femmina
e alla Sua femmina
appartengono …

… non importa quanto duri
la febbre dell’Attimo

Malìa

S’adduce a passi d’aria
avvolgente travolgente.
Speranze e teoremi
nei versi della sera
a intingere la notte

M a l ì a

È l’estate che va in ferie,
per briciole di scorte d’aria
scappa da se stessa
e qualcos’altro lascia
sulla cieca scena

Un foglio bianco?

Respiri misteriosi
non so da dove vengano
né dove se ne tornino
i sorsi in breve prestito.
Se a fresco sangue inducano

o a calde lacrime

Forse è solo una falena
che un Tizio di lampione chiama
e Io non sento

Un’impazzirla luce innamorata
che non vedo …
… a emigrarmi

Ciliegie d’orecchini

Ogni tanto mi emerge
non se ne vuole andare
e ricorda giovinezza la mia faccia.
Fiorisce un fiorellino
dal sorriso stanco a rallegrarmi
la malinconia,
e un ricordo tira l’altro
a farsi ciliegie d’orecchini

Giorni
che si rincorrono lontani,
corpi appesi su pendii
forse dissolti
certo non più uguali

Ed Io qui
dai miei pensieri costretta a ritornarci
anche quando vorrei dimenticare

L’Onda

Lievi frangiflutti intrisi, brezza di Levante salsedine
è soffio d’orchidee fra i capelli

… sulla pelle dell’Acqua …

calme stelle e lune piene dalla notte donate
alzano voli di gabbiani votati al senso dell’alba

A volte son tempeste che s’infrangono
ovunque si ponga il fianco d’uno scoglio incauto,
scintille e frange bianche, piccoli vascelli fantasma

… prima di placarsi e aver sciolto sassi

Dopo l’oriente raggiunge la spiaggia …

ha sussurri bagnati l’ Onda emersa su l’altre
lì dove i Tuoi piedi stanno ad aspettarla
lì dove li carezza di baci

Roma Città Aperta

Nel recente del passato
il volto della pagina è cambiato – non lì

In quell’istante di sequenza
e t e r n a
l’urlo che esplode
chiama
si dipana
s’affigge nelle tempie
di chi guarda

Altro dalla mia faccia
diversi gli occhi il naso le labbra – ma v’abita il sentire
sopra quella strada

Inutile
la corsa disperata.
Le mani – non attraccano al pontile
scivolano su muri d’aria
e la Resistenza stramazza
sotto colpi di mitraglia
annunciata e improvvisa

Ali

quelle gambe negate – molli di dolore – spente

… che quasi dubitano cognizione e ragione …

di un Prima a volarle

se ora lasciate così

Una Foto

Tesseva
la sera a stellarsi
fili d’argento,
un’ arpa di luce serena

Suonava l’incanto
fatato del porto,
passava la gente
una pace di pane

e Tu m’accarezzavi

lo sguardo
le mani

… una foto …

come fosse per sempre