Il gesto della voce
A ripensarci
non c’era morbidezza in Te
che si compisse sulla mia Terra appassionata
Le labbra
capitavano a cadenza rara
e da incerte s’assetavano
quando onde orali ci montavano
l’intuito immenso nascosto nella carne
avvistando carezze
sulle periferie dei borghi,
tra coste dolci di un miele
amareggiato
Avevi però le mani
che t’insegnò tuo padre:
buone
quando alle mie s’intrecciavano
una tantum a camminare,
sguardo maschio e penetrante
finché vivido astratto
non sortiva al banco
prova di un oltre pavido
Ieri e per sempre
tra mura folli
la mente legata ai polsi
di un’ostessa sbronza
rorida d’erba secca e cordoli
<>
Ti liberava
un poco
il gesto della voce …
di più
se l’inchiostro custodiva Parole.
© ore 8,11