Ginestra cosmica
A volte, solo a volte,
a pettine mi passo
quella sera andata a notte
dove l’abbraccio taceva
in una scatola vuota
Intorno
scialli di luci spargevano
su colli e ombre
presepi fuori luogo_
ma anche coriandoli
indecisi fra fuochi in prestito
e una burla Capitale
Infilava
sentiero ritorto,
spartiva Voce con altro corpo
sfilando
da dosso il domandarti
quanto valore avessero
le sue lacrime_
se fossero salate al punto giusto
rispetto al sangue tuo:
«Sì, hanno lo stesso ingiusto sapore!»
Mosse l’onda a urto e ritorno
che oggi si ripete senza più sonoro
appesa a una ginestra cosmica
© ore 8,55