Autore: Maria Pia

La voglia di una foglia

Ho lacci
invisibili e stretti
che non possono muovere tronchi
né rami d’abbracci

Illude un poco di vento
la pioggia che piange
il fiato sul collo scoperto

elucubrazioni
mi sfiancano
i fianchi di burro

Fra poco sarà inverno
e dire Vorrei
è solo un verbo …

… la voglia di una foglia
in autunno

Appesa a una stella di tenebre

All’angolo del giorno
quando inizia il tacere
e convoglia alla stazione
la mia sera …
aspetta il sonno
l’acquolina della notte
in piume nere

Tra valzer viennesi
e dirupi scoscesi
vago e danzo
mi vesto e mi spoglio
pelle e merletti
appesa a una stella di tenebre.
Coi ricordi
ci riconosciamo
compatti
sfrangiati
scagliando l’impossibile
smesso dai tetti

Lì – il sangue è latte rosso
ogni emozione lecita
e Io – distillata metafisica –
muoio e risorgo le volte che voglio

@ ore 7,00

Non c’è sussurro che non abbia un urlo dietro

M’ispiro a volte
quando il sangue è buono
pieno d’irruenza tersa

m’aggrappo allo scibile di idee nuove
se nuovo
è libero a dirsi
dell’ontico dorso della mente
a nude scapole
del primo vagito sulla luna
d’ogni orbita spersa nella stessa parete

e muovo
e nuoto
e volo
bevo dalla Parola il senso
che per risorgermi
m’uccide
con i piedi sulla terra

il mestolo è lo stuolo
che sublima l’Universo

l’Inconoscibile

sapendo che non c’è sussurro
che non abbia un urlo dietro

@ ore 7,29

Di sole e di glicini

Non asciugarmi le parole
che ti compongo,
colorale invece della Tua voce —
le nostre lingue in un nido d’incontri
a coordinate lussuriose

E sia la nudità a vestirci
arco di un arcobaleno che nel ventre scocca
illuminata gioia

Io amo il mio pescatore
le perle voluttuose a unirci
fra foreste di carezze che l’inverno non decresce
anzi fiorisce

e complice s’adopra e ci attorciglia
dentro una capanna di sole e di glicini

@ ore 8,45

Il dubbio

Non posso esimermi dal dubbio,
dal dubbio che si moltiplica
in riflessi
obnubilanti

e sulla soglia del destino
filo il mio silenzio
cercando tra le maglie
almeno un’evidenza

incastonata

@ ore 9,00

Vaghe certezze sul mare

È virgola nel palmo

Gocciola
e rimanda a piccoli diamanti
in segno di collana,
a ultra violetti sguardi
a fiaccole marinare

Lumeggiano pensieri

Io mi volto verso l’acqua:
troneggia un dinosauro,
ha lungo tronco e collo alto.
Su buio litorale a guardia
pennella luce bianca

inquadra una piccola barca

vaghe certezze sul mare

@ ore 7,45

Strane lontananze

Stava il dubbio
tra allodola e usignolo
come il grillo alla cicala,
per l’ora lesta o tarda
su per la scala.
La tromba incredula
forse non avvezza

all’usanza

L’ansia ha frastorni audaci
il cristallino annacqua
affissa attorno a un tavolo
a scorrere la strada,
ma il borgo del presepe
affascina

strane lontananze.

Ci sarà gente.
Gola che prende e rilascia
muschio e luccicanze,
e anche un volo bianco
a dar materia all’aria
…

trasmigrato dal tetto
di una stanza

@ ore 7,50

O s s e s s i o n e

Quando uscirò da questa veste
forse sarò aria
o non sarò più niente

…

o m’ingabbierò
nell’albero e nel fiore
in qualsiasi altra forma d’esistenza
odiata
amata
maltrattata
indifferente
pietrificata pietra.


Potrei divenire mare
o cielo
non sarebbe male
comunque
in qualche modo essere

…

e il corpo che mi tiene
non avrebbe più il pensiero
di guardarsi e non voler vedersi
credendo
all’Ossessione del suo dentro
d’essere giovane sempre

@ ore 7,00

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