Autore: Maria Pia

Che in specchio appaia al suo sentire

¿

Quanto vale
una rosa d’inverno
da soffio polare fiorita

nel giardino incantato
zuccherata
granitica ondeggiare
su cespuglio selvaggio
d’amaranto e isole scarlatte
fra un diadema di diamanti
River

?

Così sfuggente, così fatata
quale acqua fra le mani
che il polpastrello adorna
d’un liquido rubino – andante
sulla neve immacolata

… sbadata …

che in specchio appaia al suo sentire

© ore 11,02

L’infinito in un boccale

Un po’ d’aria da respirare
Pura
da uno spiraglio
di tanto in tanto

mi accumuna all’esistere
riappacifica il corpo all’anima
la loro componente vermiglia
pria che l’azzurro stellare
avvenga in un sogno
che non ha tatto

ci sarà tempo per svelare
il manto
separare l’uno dall’altra
al tutto ingoiato
lasciando inalterato il dubbio
da questa parte
e solo cose e sguardi impagliati

se mai ci fosse altra stazione e altro viaggio
qualcuno che venga a prenderci
senza lasciarci soli ad aspettare

l’infinito in un boccale

© ore 11,02

Sulla pelle del mare

Canto mandingo
Tu piangi

La luna ha velo nero
stasera

fumante

i pini solfeggiano
viali di gramaglie –
l’ondulato sincronico
moto delle cime
prende sussurri
a nuvole rabdomanti

Sei albero solingo grande
e fragile
fra moltitudine d’altri alberi
che ti hanno inchiodato
e si susseguono
macchiando
ogni senso di giustizia
e di pace

L’estasi inventata
montagna per montagna
ridotta a bancarelle

Càpita ti preghino incollate le mie mani –
credono nelle tue radici

… immaginandole senza bastarsi …

ordinate e ascisse sulla pelle del mare

© ore 8,48

Nuvole

A volte mi domando …
… se le nuvole si baciano
quando piovono tristezza


e di loro io mi bagno

sotto un tetto
da una finestra affacciata

Luccicano gli occhi delle auto
schioccano fiotti d’acqua
qualche virgola va veloce a ripararsi
un ombrello sta esanime sul marciapiede
stracciato dal vento, investito dai piedi

un altro passa ancora vivo
appeso alla sua testa


di più si spoglia la strada

© ore 7,00

Si dia credito ai glicini

C’è ritrovo, ristoro
nel nuovo tuorlo d’oro –
giallo girasole incastona gioia

Pallida pendola sorride
tra tempeste di stelle illumina
nottali colli e le vie s’innamorano
in perfetto tondo a rincorrersi
antichi girotondi
senza più fiato a perdere
tornati a ora

Il tempo non è prima
Il tempo non è dopo

stanno i segreti delle ancore alle ere
come boe a ninnarsi sull’onda calma
mai perse

ma Tu

guardali i glicini che piovono tranquilli
e si dia loro credito … che sono uva in fiore

© ore 7,11

Zefiro

Fermati
donati una tregua
l’aria è sonnolenta
quietati
nella purezza acerba
e cristallina
che Zefiro solfeggia

cerca una zattera d’erba
sotto il pennone del marittimo pino
vedetta alla marea
che il meriggio s’accalora
se troppo lo senti
e sguardi e sospiri
doni in groppa a sfrenati voli

è tempo di migrare filosofici rocchetti
dal tondo di un tombolo bianco
che fiori sboccia dai fluenti petali
senza un filo d’anima

mentre s’alza la sete
e il suono della lira zampillando si spende
mulinando ronzii intorno alla fontana
oltre le finestre

dietro uno scacciapensieri

© ore 9,04

Il Saggio

Quanti respiri ci restano
diceva il saggio di un non saggio paese
rivolto all’altro che gli stava a fianco
nato nello stesso giorno pensiero

e continuando …

… se respiro piano
calmo in tiepido sole cullato dalla brezza
e tu veloce, agitata acqua
esorbitando cavalloni preda dell’infuriato
vento …
… certo donerò più passi alla strada dei miei piedi
rispetto a te

L’altro non rispose. Tanto che valeva?
I saggi sono saggi perché questo è il loro ruolo –
e nemmeno rispose il bagaglio enorme
di sudore pregno


che qualcuno gli aveva scolpito sulla schiena

© ore 7,52

Nell’Uliveto

Visibile moveva
brezza lì nell’uliveto
occulti fruscii

Ombra e sole alternavano
punto e contrappunto
saettanti balenii –
impossibile avvistare le cicale
ma ascoltarle salire … sì!
Arrampicate su scale musicali
aggrappate al solstizio soprano
della novella estate
concubina

e dal cielo indovinare il mare

Fra fronde tastare
quale da me tu sia e quale io da te

creazione Unica fra creature uguali
impronta da dito a dito che non ha alcun vetro

ma fluido che più non dà siepi al Tempo

© ore 6,59

Jacaranda

Dentro a una fiaba conduci la mia danza

magnifico risorgi
ultra mille campanule
viola, gola bianca –
appena intiepidisce l’aria
volta alle messi

argentine lande rechi dagli Avi

Mio Albero

cascata di fiori sonanti
eretto, dalle contorte braccia,
ad aspettare me che ti cerco –
in boscosa radura coriandoli farfalli
un petalo per parte sulle guance
ad arrossire evanescenza

così disteso quando con gli occhi ti bacio
e i miei sogni nelle Tue papille lascio decantare

© ore 10,00

A Henri de Toulouse -Lautrec

Passeggiavi lì a Montmartre –

la notte scandiva lampioni
e boulevards.
Avevi gambe bambine
passi veloci sobbalzanti vicini

La mano ambidestra divina –

ai pensieri ruotava mulini
culotte e crinoline.
In mezzo alla gente
colori per succhiare la vita

Chi mai ti vedeva seduto da in piedi?
E poi più t’importava cosa esprimesse alcuna faccia

Passeggiavi lì a Montmartre –

freddo il tuo camino.
Carrozze passavano rade
a smarrirsi
gli zoccoli dal trotto infelice

Tu – petite cafetière –

assenzio bevevi e ti stordivi
stanco di non morire.
Ma c’era la Senna ad incontrarti
che tacendo raccontava
fiabe azzurre d’altri destini

E la luna …

… la luna che il tuo senno
nei suoi crateri non voleva
ed ebbro te lo lasciava
d’una follia strana
compagno alla tua arte

Così tra terra e acqua
passeggiavi ogni bordo possibile
volando la malinconia

quando un ponte incontravi sulla via

© ore 8,10

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