Categoria: poesia

Nel Mondo del Mio Mondo

A silenziati passi fra fruscii vado,
su intarsio vellutato
cauta col respiro bianco.
Il melanconico svanire guardo,
la gioia della morte.
Legno buono cerco a far scintille
per fermarmi coccolata dal calore
sotto un ponte che luogo dia
alle memorie.

Accoglie questo bosco il mio riparo
vivo d’ogni albero che dorme
unita la ragione al cuore
gli sbuffi infanti alla furia alta.
E il selvaggio verde mi ritorna
in tanti fazzoletti maculati,
a quando dal cemento aveva scampo.
A un pomodoro cresciuto grazie al vento
che ebbe la valenza d’un tesoro.

Ed entro nel Mondo del Mio Mondo
dove gli antichi corpi muovono
e più non tremano le loro storie.
Dove tra tutti s’ erge …
… l’eterna essenza del Suo volto.

Palmo di neve

Sgorga dai ghiacciai della memoria
palmo di neve,
vista aveva e sfioro di cielo
quando era altra cosa

[ L’incanto di Turner ai suoi piedi
regnava oltre il senso dei tempi,
le note degli antichi poeti
i mari e l’orchestre in fulgore e silenzio
profumo e sapore nei pori senzienti
la ribellione dei vortici affamati di sete
le notti folli d’amore
gli incendiati tramonti
il brillio tra le tenebre a concedere tregua
un filo a colare speranze.
e la morte che sempre resuscitava occhi di farfalla
nella calotta d’ossa piena d’Universo
con Noi eterni a contenerci ]
.
Palmo di neve
che valanga non divenne
che un Raggio distratto evaporò e disperse.

… ma il mio sapore , ti prego, lascia alla sua bocca

Lasciami
andare Pensiero,
che Io possa scorrere
in silenzio
sul rivo più nascosto
d’una lacrima,
fra le dune dei monti
prima d’esser mare e cielo.

Lasciami
a un appena sfuggito alla luce,
toglimi i ricordi
senza l’appello dello sfioro.
che l’aria sia un canto di ali
e Io una piccola storia
ai flutti pronta dell’ultimo gorgo …

… ma il mio sapore , ti prego, lascia alla sua bocca.

E i roghi … avvampano di fiele

Quel punto all’orizzonte
incauto e rubato,
reduce torna da rinverdite pagine:
è l’ossessione della sete a comando,
lo sfoglio di memorie antiche
che dalle mie onde prende
e morde acqua

<>
Scene perse senza mai trovare,
che non lasciano sculture
né gingilli in canterani.
ma tracciati erosi ed erba finta,
l’illusione albina d’una luna piena
che mai ha avuto un posto
a tavola …
… mani sono , dannate mani,
di colorato pongo a farsi regno.
fobica esigenza d’inventarsi
tra eunuchi uccelli saziafame,
in verità abissi ciechi dove relitti
tacciono dorsi d’alberi
spezzati
<>

E si spiaggia l’Es senza equo attracco,
l’incarnito nocciolo nella trachea si spacca
solo per riformarsi in pesce putrefatto.
carità chiesta a cadetto palmo
da un ventre cavo dall’utero in calo,
l’urlo spannato in faccia alla caverna
ad affossare il suo mandato.

Lì, dove il tramonto è anemico per sempre
e i roghi ogni notte avvampano di fiele.

Illuminando la mia Via

grigia che scendi da un cielo ematite,
perlacea espandi poetica malinconia.
presenza mi doni, aghi d’acqua in melodia
dai tuoi ieri nell’oggi dove avvieni …
da un presente che sarà domani
anche senza il mio sguardo a percepirti.

e questo battito t’affido
nel nuovo giro della giostra mattutina.
lo muovo e lo cammino
un poco illuminando la mia Via
tra ciurme di pensieri
svolte come avvengono

per ricordarmi in qualche modo di Me stessa.

Amo nel mio Amo

Da tanto non sentivo il dolce squarcio
del paradiso,
l’algide note tropicali cavalcare
colli e valli,
la malizia e l’innocenza fra le insenature
d’una piccola conchiglia.

Adesso dimmi della chiave che fino all’osso
m’apre,
così che possa svelarti il mio boscoso
incanto.
Da segrete fioriture l’Esserci
con l’acqua che tu vuoi far scorrere
in mille notti sorgenti.

Amo nel mio Amo …
… senza più il veloce passo del Tempo.

BOCCADIROSA

non miei
son quei petali in lirica presenza,
lo sfoglio del colore e della forma
che tu canti e non conosci.

impresso liquido s’addossa,
se stessa ripete sete paranoica.
l’antica mangiatoia
che al collo ti colava dal suo collo.
labbra … labbra … e sempre le sue labbra
fino agli argini della memoria
da ogni poro trasudante gioia .

e migri ora con la gola in luminaria coda,
l’ ardente ieri della vermiglia voglia
la sete affidando a Boccadirosa.

erotico piacere imprimermi vorrebbero le tue parole …
… e invece l’anima mi schiaffeggi ancora.

DOVREI

S’accende l’alba di primo mattino,
tenue rosato s’assaggia.
Tutto è silente d’intorno
pure non tace l’aria che fluttua a carezza
sulle fresche fronde degli alberi,
sull’erba che pare novella in quest’ora santa.

Un cenno di volo si leva con gocce di canto,
saluta l’antica campana,
il giorno che nasce.

Dovrei essere salva

sentirmi tutt’uno all’Eterno
che addiziona e sottrae,
viva alla vita che passa
e d’un altro giorno mi grazia.

E DALLA BREVE ESTATE

Domina l’ugola delle cicale
col suo suono intenso
che direi fragore
a ogni anfratto di verde.

Anonimo mistero
loro stesse
in gravido silenzio …

… silenzio
che mai si espande così ampio
nelle frecce dell’anno.

E dalla breve estate
profuma l’Immenso.

Né come, né perché.
semplicemente mi esisti:
mi sei.

Dentro ogni papilla la linea trapasso
che la mela divide
e innocua appare sull’innocenza del mare
senziente al cielo.
Dorato sole , latteo rimando la notte.

Tu sai …

dei confini che abbisognano del derma,
d’una luce che suoni oltre timpani celesti
l’anima liberando dalla valigia
sul giaciglio di paglia del momento.
Non dopo
a pugni chiusi e vuoti.

Ma ogni respiro ti conferma.
Strada dà al destino
alla via immolata in suo nome
all’acqua che la memoria abbevera
ai sensi baciati dalla porpora
anche quando il cielo plumbeo ingoia i suoi ricordi
e pare che tutto se ne vada.

Uno e Una
Noi …

col tatto consapevole
di quanto immateriali siano le nuvole

piovano o non piovano.