Categoria: poesia

Confessione

Da tempo ormai – IO SONO –
aldilà di ogni furtiva pesca – Inimitabile e Unica –


Più non gioco a inventarmi stili e stilemi, ritmi e cadenze:

LA LINCE
lasciai, le immense sue diottrie
dai territori acuti

LUCAESSE
che dettò parole congiunte, vulcaniche idee
ed ancora ha tanti proseliti consapevoli e inconsapevoli

TUNDRA
predatrice dei sensi
ironica, sensuale, d’eleganza intensa

… e …

DOMITILLA mi tengo -troppo cara –
che POESIE BREVI varò

rimaste ragazze per sempre

© ore 10,07

Astrofisica

Mi chiedi
l’appello sulla riva degli occhi

Ma fu colpo d’accetta nella bufera
viola

Poi ecco le sabbie mobili,

la rotta troppo folle a vele parallele
che avvenne e ancora avviene
al gusto di vibranti steli.

E quale albero d’acqua ramifica e scorre
quasi fosse eternale cielo in terra
sceso da una allegra croce

E Noi
fantasmi di stelle a guardarci

carnali parole

© ore 7,11

Odissea

Avevi la simmetria del grano
il colore del sole appena munto

Ondeggiavi zampilli continui
cangiando colori dall’alba al tramonto

Io non capivo

lo spigare di tutte quelle strane messi

Tra sogni transitavo respiri e pensieri
posteggiando in divieto di sosta
forme tonde e aguzze dell’erba seccata raccolta
con qualche filo novello – grossi rocchetti sui campi –
Intanto, a dirimpettaio guado avamposti accumulavo
notti e giorni smarrendo il senso del pane e dell’acqua
dimenticando il loro gusto vero.
Troppe intuizioni sulle spalle fragili
che da dosso spolveravo
dando posto a immensi altri giganti

Fiori, frutti, tatto, odori, sapori, sguardo
non avevano più volto

Al loro posto, a infiniti fianchi, l’astrale tua coperta

Cos’erano e cos’era dunque questo polso?

Il tanto filare e scucire inventandomi un Cospetto?

Caso o Destino,
strada senza insegne mi divenne maestra

Io non sapevo

e sapere non vorrei del tuo libero arbitrio

© ore 8,49

Concerto

Incespicava:

in fronte la tormenta,
porte d’aria violenta,
gelido fiato di nebbia

E oltrepassava

C’era tanta fame da tagliare
zuppe in calde scodelle da sognare a cucchiaiate
nidi pigolanti dentro osterie filanti pance grasse
tovaglioli unti e svenuti su singoli bracci.
E le beveva quelle vetrate dalle insegne sventolanti
il suo corpo imbacuccato

ma non doveva fermarsi in mezzo a carri armati

Per distrarsi solfeggiava concerti e sonate
e raffiche trovava di coraggio.
Voleva – assolutamente voleva – rampicarsi su scale musicali
schiodare quell’Uomo in croce in eterno ostaggio.
Finalmente condurlo
via dalla pazza folla
via dalle convenzioni
via dai riti sacrificali che impazzano sangue
di umani agnelli

E tutto trasfigurava in bianchi petali di rose

nella sua libera mente imprigionata

© ore 9,33

Dispnea

Guardo l’ora

e a ieri appaio
binario sfuggito dalle mani
duna dall’ inguine sperso
mentre si sparge
luminoso quadro

P o t r e i

anche parlare a cera persa
un’ impronta
un’immagine
farne Arte
col mio tacco di gesso
immortalato rapimento –
goccia a goccia
divenire pioggia
guancia affamata d’aria nuova –
altro pianeta

ma a filo di collana ti indossa
la mia gola protesa
troppo nuda per dimenticarti
su questa terra

© ore 7,30

Chitarra

Dolci cristalli brillano
musicali note

appena corde sfiori
e fra le braccia accogli
i miei fianchi morbidi

è una chitarra immensa l’Amore!

Si fanno brividi, si fanno gocce
scivolo audace sulle nostre schiene
su tonde pesche sinfonia che cresce

Stanziali piume i Tuoi polpastrelli

© 10 aprile ore 10,36

C i l i e g i a m i

… ogni ramo dei giorni
che sfoci velluto alle notti

c i l i e g i a m i

sempre
con guizzi di stelle
adesso – e poi ora –
che guardo i tuoi petali bianchi
preziosi sbuffi innevati

Snudata
a uno steccato offerta
fra ciocche di brezza


Io
attendo

le Tue drupe succose
l’ardore sgorgare
in grotta di bocca
i boeri ° di ieri

… e tutto il rosso che puoi

fra labbra di rosa

© 10 aprile ore 7,48

Da Živago a de Chirico … in dissolvenza

Incanta
giardino d’inverno
contrappunto all’arso
lato della stessa estasi.
Živago silente
nivei cristalli
marmi trasparenti
imbavagliate spine
a circondario
e una rossa rosa
per l’infinito accrescere
il ghiaccio d’un cubetto

Ho bisogno di questo freddo
parlarmi d’esistere
sinestesia a guanti bianchi
riposte lenzuola profumate
prima di sventolarmi al cielo e passare
a svernare …

… nel giardino dell’estate
che ha pietre arse
mutismo d’un convento
non leso da cicale , ruscello gorgogliante
aria in cerca di respiro dalle cime al mare
tornandomi alle ombre samaritane
d’un verde spinto

a De Chirico sparso su piazze lontane
all’altro mistero della guancia

e in dissolvenza rimembrando

quietare

© 8 aprile – ore 8,30

Fiaba di neve

S’alzavano e salivano
l’alito e la nebbia
l’uno e l’altra assieme
non sapendo quale.
Sciarpa m’abbracciava
freddo e fame
a coppe di castagne pensava
al loro aroma pieno di fuoco
acceso

ma era neve viva alla bufera
con fiocchi troppo folti in faccia
per leggerla una fiaba

e udivo intenso l’odore del pane
al tonfo dei miei passi in cerca
qualche luce appesa a sprazzi
s f a v i l l a r e
quasi indicarmi dove e se …
ancora fossero il Ponte grande
e la sua Locanda

finché
una luce non avvenne più leale
melodia eccellente a illuminarmi:

strano violino carezzava l’ arco
da Ieri sorrideva e m’aspettava

© 8 aprile – ore 7,50

L’arco

Con l’arco di Cupido
un bacio ti schiocco
un po’ tenero un po’ audace

Acchiappalo!

Non miro quale sia la parte
ché tutto di Te mi piace e … scalda …
ma resto indietro al passo

So
che il cuore ascolterai … e le viscere anche

© 4 aprile 2022 – ore 10,19