Categoria: poesia

La Sorte

Nel folto

luccicava qualcosa
un’ iride
un’idea
l’epifania di un volto in viaggio fra la nebbia.
L’umidità valeva
come crema famosa
da stendere su quel volto percepito
forse intuito.
Una rupia, un marengo
non so quanto oggi.

File di pioppi e fossi
bianco sporco i tronchi dei giorni
e sul quadro luminoso
che ho acceso in fronte.

Sbaffa il marrone
scacchiere di campi
dove forse gioca Dio
con gli uomini

la Sorte

Pettirosso

Bianca è la neve che incanta
l’inverno.
Diciamolo
anche perché così si racconta
da sempre.

Lei esce dal tempo e lo ferma,
dal cielo cade che pare contenta.
A volte succede che il vento la scosti e la sbalzi
ma poi le sue piume rinvengono
e danzano
mute nell’aria una danza
perfette farfalle
perfetti diamanti
che scendono
ovunque si posi una trama.

E vive l’essenza
la voglia di sogno
il respiro che esce dal corpo
e si scioglie.

Grande contrasto ha la fame del pettirosso.

Come un treno veloce

Le ciglia sono volute grate
quando le socchiudi
posizionate verso il sole
ed è quasi acqua l’aria
che tra loro s’intrufola
in un delirio di luci
a solleticarti la gioia.

In quel momento
<un haiku di momento>
ti illumina la storia
di virginea memoria
e come nuovo lo sguardo
si propone aperto sul mondo
al gusto delle piccole cose
divenendo un tutt’uno
che passa
come un treno veloce.

Vino e Calice

Imbavagliare a volte
vorrei il Pensiero
che non sempre cerco.
Ma Lui m’insegue e acchiappa
e non ho scampo
si frantuma in altri, altri tanti.

A seconda della luce che capita
dell’ombra anche
seguono i binari.
Come quando la scelta parla
oppure il caso
e convoglia da un passo all’altro
ai crocevia che in un momento
accadono …

… mutando Vino e Calice.

Da dura corteccia

Correva
nella pineta
silvestre e solitaria,
la resina si scioglieva
da dura corteccia
< Era nuova puledra >
Lui galoppava
criniera e capelli
a pelle sudata.

Fermi gli istanti
caldi gli sguardi
fresca la fonte
scrosciava di sete.
Lei si piegò
nell’acqua colante
dalle labbra ai seni.

Palpitava calura
dai pori silenti.
Ma bisogno non ci fu di parlare
poco distante
la roccia s’incavava …

Assetata di sete

Liberami …

… toglimi da dosso ogni orpello e fronzolo
che la parola non abbia catene …

… salvo quelle con cui stretta mi tieni
via da ogni imbottigliamento
d’illusione cosmica invasa
assetata di sete
ebbra d’Essere
senza più sopravvivenza.

Bisogno ho della tua lingua calda tra le mie cosce aperte
dove anche la mia rosa si sveste.

Entra
con potente essenza
entrami

che nelle sue setose labbra …
… lei ti bagna di perle.

Luce d’inverno

Si spandono l’ombre
d’ogni qualunque
frapposto al sole.
Nell’arco del giorno
d’attimi oblunghi,
nell’aria gelida
che riga le ossa,
calura velando l’estate focosa.
E pare che tutto non muova.

Guardo quella piazza e l’ora,
la sua Luce d’inverno,
e quei passi sento
su pallide zebre.
Ma non profano cuori
né luoghi di memorie,
ché all’alcova d’Amore
mai s’ha da imporre
nemmeno lo scarto di un’ oncia.

Così che nel vano m’ accogli
come io ti accolgo,
in un lago di carezze

… Nuda …

a mente
nel sogno che travesti
mentre sposti gli accenti.

Mistero

Tutto mi sa di Te
… che sei mistero …
e di penombre nutri i miei pensieri.

Ti colgo
grano in ogni giorno
a dissetarmi le notti.

I luoghi dove vivi
guardo coi tuoi occhi
dalle stesse ampolle …

… e i luoghi dove vivo
e tu mi avvieni in voce
vesto del tuo corpo.

La sorgente

Acqua di sorgente
che allegra te ne vai
nell’impeto delle piccole onde,
in liquido cristallo scorri
tra verdi bordi e boschi
pietre oltrepassando
linee dritte e storte.
Limpido grembo hai
mentre ti sciogli,
la forza della gioia
a rimirar colori.

Vita sei che si racconta,
in te si riconosce.
Stessa sembra l’acqua che dentro ti porti
e alla foce conduce
tutti i figli del giorno con la notte.
Ma ogni particella in sé reca diversa storia.

Sa chi ora posa su di te gli occhi,
sapevano coloro a cui ormai non scorri.

Fra le mie cosce di seta

Quante parole dette
scritte
… sulla pelle …
vincolate al sole e alla neve
alla pioggia che giunge improvvisa
e stretti ci ritrova
e rari
nell’abbraccio di fiati
nel sapore di baci
rifugiati
in momenti d’eterno.

Si liquefa la sete
fra le mie cosce di seta
dove mi scivoli
la tua fonte di perle.

A cardini tenaci Noi restiamo:
oltre la caniglia° che ai suoi lanci torna,
nel tepore d’un camino acceso
che lingue e fiamme zampilla
mentre Noi ci assaporiamo …

… poro dopo poro.

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